Discorsi Fotografici

Un pianoforte in ogni stazione

Capita di essere avvezzi a dei luoghi, per abitudine creatasi nell’esercizio del tempo, o per un’attitudine innata.

Le stazioni, quei gradi luoghi di passaggio, attesa, sorpresa e ricovero, le grandi stazioni spesso specchio della città che le circonda, un porto senza mare spesso simbolo di migrazioni.

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Leica M, Sony A7 e… Venezia. Di Fabrizio Batisti.

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Anche il 2015 è iniziato, ma che dico, è quasi a metà e le macchine fotografiche digitali, sì, quelle che anni fa hanno “sostituito” le vecchie macchine a pellicola nel 2015 come sono? Ovviamente super accessoriate, super automatiche, super megapixel equipaggiate, sempre più piccole leggere e potenti. Fino ad un anno fa circa la mia attrezzatura fotografica era estremamente al passo coi tempi, con le novità, poi è successo qualcosa, qualcosa che ha estremamente cambiato il mio modo di vedere la fotografia e gli strumenti che servono per scattare le foto.. La mia storia che racconterò in questo articolo inizia con un viaggio..

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La pioggia a Cracovia – Poesia e fotografie di Simone Consorti

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Nella tradizione di Discorsi Fotografici nell’accostare artisticamente fotografia e parole, pubblichiamo oggi con piacere un lavoro molto toccante del fotografo Simone Consorti che ci porta in una delle più importanti città d’Europa vista in un giorno di pioggia con un occhio molto particolare, inconsueto, tramite le parole di una poesia e la suggestione delle immagini che trasudano poesia anch’esse…

 

LA PIOGGIA A CRACOVIA

La pioggia a Cracovia
fa il solletico ai marciapiedi
acciaccati dalla noia
spolvera le strade annebbiate
trascina le macchie e le macchine
e a volte bussa contro volti stanchi
La pioggia strisciante cancella ogni scritta
dalle epigrafi
così che i cimiteri si scoprono anonimi
e tutti i morti dei sosia
Ora nient’altro respira
tranne l’arcobaleno nero del cielo
pronto a svuotarsi
nel pitale della Terra quasi pieno
La pioggia ha nascosto tutto il resto
e annodato a triplo filo
il centro al ghetto
Le croci sospese le chiese le pietre
la suora il minatore e lo scalacielo
sono scrollati dall’acqua
in un momento di silenzio
prima che tutto taccia
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Una copertina e la sua storia: “come il mio respiro” di Andrea Franci

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Eccomi a raccontare brevemente la storia della foto che avete preso in considerazione, questa foto fa parte di un mio personale progetto dedicato ai tempi lunghi, di solito le foto sono il risultato dell’immediatezza di un momento di un attimo che non tornerà mai più e volendo uscire un pochino da questo schema ho avviato da tempo un progetto sui tempi lunghi.

I tempi lunghi anche se vanno in contrasto con la definizione primordiale della fotografia credo che diano una lettura dello scatto molto più soft, come se si potesse soffermarsi nella realtà e vedere le cose che cambiano e si muovono; penso a una meditazione del momento più che a uno scatto immediato e fulmineo penso a un’osservazione del nostro mondo senza concitazione e frenesia, ma con maggior tempo ed è per questo ho iniziato a fotografare con tempi lunghi, anche perché sono conscio del fatto di avere, io in prima persona, bisogno di calma, relax e assenza, almeno per alcuni momenti, di frenesia concitazione stress e velocità.

Andrea Franci

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Una copertina e la sua storia: “sali dal mondo” di Davide Mellone

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Da dove esce la mia foto dei sali e pepi del mondo?
Luca Grigis, grandissimo chef della Valtellina, con idee “TROPPO” ingombranti per questa piccola valle. Mi propone scatti di nudo per un calendario… ma a “svestirsi” erano le sue pietanze: via il piatto, solo loro in un bianco accecante. Così il cibo, da oggetto, diventa soggetto e le sue idee si tramutano in materia e arte. Il ristorante (Sale & Pepe) non poteva non trasformarsi in “mondo”… in un solo scatto…

Davide Mellone

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