Un pianoforte in ogni stazione

Capita di essere avvezzi a dei luoghi, per abitudine creatasi nell’esercizio del tempo, o per un’attitudine innata.

Le stazioni, quei gradi luoghi di passaggio, attesa, sorpresa e ricovero, le grandi stazioni spesso specchio della città che le circonda, un porto senza mare spesso simbolo di migrazioni.

Io sono un’animale da stazione, per lavoro mi è capitato di passarci intere giornate per intere settimane, dell’enorme varietà umana che si trova nelle stazioni si può solo fare tesoro e memoria. In quelle lunghe giornate non provavo fastidio per quasi nulla, non mi disturbavano i fischi, gli annunci, il rumore delle valige trascinate, neppure gli odori, quello acre dei ferodi, quello polveroso dei sottopassaggi, il sudore, le piastre dei bar da dove a fine giornata proveniva solo odore di toast bruciato.

Tutto questo era sinonimo di una stazione che vive, ritmica nell’arrivo e nella partenza. La luce che riflettendo sui finestrini dei treni in partenza veniva interrotta solo dai pilastri allineati lungo la banchina, una grande tastiera di pianoforte, il treno si allontanava e lei spariva.

Una sola cosa proprio non la tolleravo, i jingles pubblicitari provenienti dalle centinaia di monitor appesi ad ogni colonna o parete o soffitto, trasmessi in loop, nell’arco di un’ora passavano almeno sei volte, quello non era ritmo non era sinonimo di stazione, era rumore di sottofondo, una tortura sottile e melliflua, molto peggio del traffico caotico.

A distanza di dieci anni li ricordo perfettamente, suoni, parole, e voci “…la pasta la regina della cucina italiana…” e “…non ci lasceremo mai, abbiamo troppe cose…”.

Questa invece è l’immagine di un sabato pomeriggio, piovoso, la stazione è grande, Porta Nuova a Torino, tanti i passaggi, gli incontri, gli appuntamenti, c’è chi va di corsa, chi fa un giro nei negozi ingannando l’attesa, molti sono coinvolti nei loro smartphone, non c’è nessun jingle pubblicitario in sottofondo, ci sono le note di un pianoforte, un pianoforte libero e a libera disposizione di chi volesse suonarlo.

Si siede una ragazza, mette giù La Valse d’Amelie di Yann Tiersen, un uomo sulla cinquantina intona la Sinfonia n. 40 di Mozart, arriva un ragazzo elegante, sottile e contemporaneo suona J AX, Fedez, Alan Walker e John Legend, è riuscito a far fermare i suoi coetanei, signore con i passeggini, padri che probabilmente hanno riconosciuto la musica che passa negli auricolari dei figli e quel signore con i capelli bianchi candidi sotto ad un giovanile cappellino da baseball, si appoggia a quel pianoforte in attesa che un altro pezzo venga scelto, mentre fuori continua a piovere. Mettete pianoforti in ogni stazione.

Manuela Olvieri

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