Fujifilm 56mm f1.2 R APD e 50-140mm f2.8 provati per voi da Mirko Bonfanti!

Una delle principali caratteristiche che distingue il fotoamatore evoluto rispetto all’utente occasionale è di certo la volontà di crearsi il classico “corredo” di ottiche. Fuji questo lo sa bene ed ha sviluppato una strategia ben precisa in questa direzione, affiancando agli ottimi corpi della serie X una gamma di lenti molto prestanti e di pregevole fattura e una road map sempre in evoluzione.

Fra gli ultimi obiettivi presentati, abbiamo avuto modo di provare la versione del 56mm f1.2 R APD e il tele 50-140mm f2.8 stabilizzato.

56mm f1.2 R APD

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Il nuovo 56mm f1.2 affianca il modello già esistente (ricordiamo che attualmente è l’ottica più luminosa per aps-c in commercio) ma si diversifica dal fratello per la presenza di un filtro di apodizzazione che riduce progressivamente la trasmittanza dal centro del diaframma verso l’esterno, permettendo graduali fusioni nelle aree fuori fuoco, per ottenere un effetto bokeh ancora più morbido e gradevole.

Il vantaggio di questo tipo di accorgimento è che la risoluzione non viene in nessun modo compromessa.

La qualità è garantita da una struttura lenti di 11 componenti in 8 gruppi (include 1 elemento asferico e 2 elementi a bassa dispersione), e da un robusto corpo in metallo. Nonostante ciò l’obiettivo mantiene delle dimensioni contenute ed un peso di 405gr.

Nella confezione è presente anche un filtro ND8 indispensabile per poter usare diaframmi molto aperti in pieno giorno.

Il nuovo 56mm ha un carattere facilmente apprezzabile: la resa ottica appare eccellente già a tutta apertura, le tracce di distorsioni o aberrazioni cromatiche sono minime e trascurabili così come la vignettatura (corrette comunque bene dagli algoritmi LMO – Lens Modulation Optimizer), gli angoli sono ancora molto nitidi e faranno la felicità dei più pignoli.

Il bokeh è entusiasmante per pastosità e rotondità, la separazione dei piani appare ottima ma non netta e artificiosa, colori e contrasto sono al pari dello standard a cui Fuji ci ha abituati, perciò molto buoni.

Chiudendo di qualche stop il diaframma, la lente si dimostra una delle migliori che abbia testato in termini di risoluzione, sicuramente al pari di modelli più prestigiosi.

E’ evidente la propensione di questa lente al ritratto, anche se qualcuno sosterrà che è troppo corta e possa rendere male le proporzioni del viso, sicuramente non potrà mancare nella borsa di un fotografo di matrimoni o per riprese in interni poco illuminati, a mano libera.

Il rovescio della medaglia della presenza del filtro apodizzante è il vincolo ad usare la sola messa a fuoco a contrasto, rendendo alcuni frangenti di ripresa lievemente più difficoltosi obbligando il focheggio manuale. Inoltre la reale apertura è limitata dall’assorbimento della luce da parte appunto del filtro, indicata da una scala numerica parallela a quella del diaframma: all’apertura di f1.2 avremo una quantità di luce equivalente ad un f1.7, che si uniforma alla chiusura del diaframma fino a scompare a f5.6.

In definitiva il 56mm f1.2 R APD è una lente eccezionale per risoluzione e sfocato, unica nel panorama del formato ridotto, adatta non solo al ritratto ma anche per riprese creative grazie alla ridotta profondità di campo, il suo costo è giustificato dalle prestazioni, soprattutto se paragonato a più illustri concorrenti.

Galleria di immagini di esempio (per una versione a risoluzione originale cliccare qui)

50-140mm f2.8 R LM OIS WR

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La presentazione di questo tele zoom ha portato con sé opinioni contrastanti da parte degli appassionati, timorosi che pesi e dimensioni eccessive possano snaturare l’identità delle serie X: trovo invece che Fuji abbia coraggiosamente colmato una lacuna importante, assestando una spallata decisiva in prospettiva di cambio corredo da parte dei professionisti.

In effetti un peso di 995 gr per una lunghezza di quasi 18 cm possono intimorire ma sono pienamente giustificati da una costruzione estremamente solida e robusta, totalmente in metallo.

La lunghezza dell’obiettivo resta invariata per tutta le focali e per muovere le 23 lenti in 15 gruppi, è stato progettato un nuovo “triple linear motor” che promette una rapidissima e silenziosa messa a fuoco.

A completare la dotazione si segnala la presenza di uno stabilizzatore molto performante che permette di compensare ben 4 stop, inoltre è denominato WR cioè water resistant e può funzionare fino a -10°c.

In fase di presentazione Fuji dichiara che questo zoom pro ha una resa paragonabile a quella dei fissi, un’affermazione che ha sapore di marketing ma, una volta preso in mano e fatto qualche scatto, ci si rende conto che è vero.

Difficile notare differenze fra il 56mm e il 50-140mm a diaframma f2.8, addirittura chiudendo a f4 la lente regala una nitidezza esagerata, lo sfuocato a tutta apertura è ottimo, piacevole sia frontalmente che posteriormente.

Lo stabilizzatore permette di scattare anche a 1/30 a 140mm a mano libera senza problemi, considerato il buon comportamento ad alti ISO delle serie X, è possibile scattare anche in situazioni limite. Le ghiere regalano un feeling molto buono, sono precise e con una giusta dose di resistenza.

Da rivedere invece l’autofocus: è molto veloce se le condizioni di luminosità lo permettono, mentre ha delle incertezze in riprese a basso contrasto o in poca luce. Probabilmente l’arrivo di un nuovo imminente firmware per la XT1 migliorerà di sicuro questo aspetto.

Personalmente, in campo ritrattistico, prediligo questo zoom rispetto al più specialistico 56mm, per la sua dinamicità, perché copre focali diverse pur mantenendo una altissima qualità.

Devo ammettere che questo obiettivo si è rivelato una sorpresa, divertente e prestante, certo di dimensioni importanti, ma pur sempre più leggero e compatto rispetto ai classici obiettivi reflex 70-200mm f2.8.

Galleria di immagini di esempio (per una versione a risoluzione originale cliccare qui)

 

Mirko Bonfanti

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