Lumix GH4, la recensione di Discorsi Fotografici!

A cura di Mirko Bonfanti

Nell’eterna battaglia fra full frame e apsc, Discorsi Fotografici non si è mai occupata di recensire una macchina con sensore Micro QuattroTerzi ma grazie alla gentile collaborazione di Panasonic Italia siamo riusciti finalmente ad avere in prova una Lumix GH4.

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Inutile nascondere un pensiero comune fra i fotoamatori più tecnologici: le dimensioni del sensore digitale contano, pertanto molti di voi (ed io, prima di questa prova) snobberanno a priori questa tecnologia. Fattore di crop 2x, elevata profondità di campo e compattezza sono le principali caratteristiche che, nel bene o nel male, fanno da crinale fra adoratori e detrattori. Va però dato atto a Panasonic (ed Olympus, non dimentichiamo) di credere costantemente ad un progetto tecnicamente interessante, offrendo una valida alternativa ai soliti grandi marchi che innovano col contagocce.

E’ utile ricordare a tale scopo che il primo monitor live view e il primo sistema di pulizia del sensore ad ultrasuoni sono stati introdotti in una macchina Micro QuattroTerzi. Gli ingegneri Panasonic hanno cercato di migliorare un prodotto già buono in partenza come la precedente Lumix GH3 mantenendo essenzialmente lo stesso corpo, peso e dimensioni, ma introducendo un nuovo sensore Live MOS da 16 mpx, gestito da un processore quad core, migliorando sensibilmente la parte video introducendo il 4k, il mirino elettronico e il monitor, ora snodabile e touch screen.

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La parte autofocus è uno dei punti di forza di questo nuovo modello ed è stata nettamente migliorata grazie ad un nuovo sistema a 49 punti gestiti da diverse modalità di fuoco: Custom Multi, che permette di selezionare liberamente le aree di messa a fuoco sia in modo manuale sia automatico, la modalità Full-area AF permette, invece, di selezionare un punto qualsiasi all’interno del campo inquadrato che, in modalità MF Assist, può essere ingrandito utilizzando la ghiera di messa a fuoco manuale dell’obiettivo. Inoltre la nuova funzione Eye Detection AF affianca la tecnologia Face Recognition AF per migliorare ulteriormente i risultati nella ripresa di ritratti.

La novità più interessante del reparto autofocus, è però il sistema DFD (Depth from Defocus): questo algoritmo integra un database ‘comportamentale’ di ogni ottica Lumix sotto il profilo dello sfocato, misurando sommariamente la scala delle distanze tra soggetti, permettendo un’efficace assistenza all’autofocus a contrasto.

Questa geniale idea si traduce in prestazioni da riferimento in termini di messa a fuoco automatica, ma è doveroso sottolineare che questa funzione è disponibile solo con ottiche Panasonic.

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Il corpo macchina è di generose dimensioni, più vicina ad una reflex semipro che ad una mirrorless, si presenta solido grazie alla parte principale del corpo in lega di magnesio pressofusa, le finiture e gli accoppiamenti sono di categoria superiore e regalano una gradevole sensazione robustezza. Inoltre il corpo è anche a prova di schizzi e polvere, in virtù dell’impiego di guarnizioni in ogni giunzione, ghiera o pulsante, otturatore garantito per 200mila cicli.

L’ergonomia è più che buona, con un’impugnatura comoda e tutti i comandi a portata di dita, oltre alla presenza di ben cinque tasti funzione personalizzabili, e il tasto centrale di blocco della ghiera delle modalità di ripresa. Si può tranquillamente impostare la macchina senza staccare l’occhio dal mirino. Tutte queste caratteristiche suggeriscono sfacciatamente le velleità professionali del mezzo. L’unica mancanza, a voler essere pignoli vista l’indole della GH4, è l’assenza di uno slot doppio per le schede sd, indispensabili in ambiti lavorativi.

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Altri particolari contribuiscono alla ricchezza della dotazione di questa macchina: il nuovo mirino elettronico OLED da 2.359k punti, risulta molto dettagliato e con colori fedeli, ma denuncia un calo significativo dell’aggiornamento d’immagine in situazioni i scarsa luminosità; nuovo è anche il monitor articolato OLED da 3″ e 1.036k pixel con funzione di touch screen, di buona resa e ben visibile anche in presenza di forte luce.

La macchina si avvia in modo rapido e si apprezza immediatamente il comportamento dell’autofocus che regala precisione e velocità, così come la generale velocità operativa. Solo in situazioni estreme o in condizioni di luce difficile si riesce ad incespicare con l’autofocus, ma va detto che è stato fatto appositamente per mettere sotto pressione l’apparecchio. Parlando di velocità la GH4 è in grado di scattare fino a 12 fotogrammi al secondo e registrare 40 immagini in formato raw e 100 in jpg consecutivamente. Decisamente prestazioni da ammiraglia!

In prova con lo zoom stabilizzato 14-140 f3,5 – 5,6, si dimostra agile, leggera e versatile. Questa ottica è decisamente comoda come lente tuttofare ma manca di dettaglio, in alcuni casi soffre di aberrazioni cromatiche evidenti. Ma è un compromesso che va accettato per un’escursione così elevata.

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Sulla carta, secondo DxO, quello della Lumix GH4, rimane ad oggi ancora il migliore sensore Micro QuattroTerzi, sebbene paghi qualcosa in termini di sensibilità iso nei confronti del concorrente Olympus.

In condizioni normali di luminosità, il sensore si comporta bene ed è in linea di prestazioni con i concorrenti, anche di formato aps-c, ma all’aumentare della sensibilità iso cresce il divario in termini di pulizia d’immagine: meglio affidarsi alla soglia dei 1600 iso e comunque non oltre i 3200, per contenere la presenza di rumore di luminanza. La riduzione del rumore è selezionabile solo per le lunghe esposizioni, il restante controllo avviene in modo automatico.

Con un peso del file grezzo di circa 17mb ad immagine, la Panasonic restituisce dei file molto flessibili e lavorabili: il recupero delle ombre è buono così come l’intervento sulle alte luci. Il bilanciamento del bianco automatico si è dimostrato sempre molto efficiente. Esiste comunque la possibilità di elaborare direttamente in macchina i file raw, potendo agire su numerosi paramenti di regolazione, per ottenere un jpg che più ci soddisfi.

Per quanto riguarda il reparto video il risultato è molto inciso e dettagliato con ottima resa cromatica; è necessario però acquistare ottiche luminose per ottenere degli effetti di ridotta profondità di campo. Un plauso va obbligatoriamente alla batteria che impressiona positivamente, superando abbondantemente i 500 scatti e dimostra quanto sia parco nei consumi un sensore di piccole dimensioni.

In definitiva la Panasonic Lumix GH4 è una macchina competitiva sotto ogni punto di vista, e, visto il recente calo di prezzo che l’ha interessata, può essere presa seriamente in considerazione da professionisti che vogliono integrare nel proprio lavoro un mezzo ‘ibrido’ capace di girare filmati di alto livello (leggi matrimonialisti). Chi invece è legato esclusivamente alla ripresa di fotografie, come paesaggisti o ritrattisti, allo stesso livello di prezzo potrà trovare delle alternative con caratteristiche più adatte ai loro generi.

PRO 

  • cura costruttiva e corpo solido
  • dotazione ricca di funzioni
  • reparto video all’avanguardia
  • sistema autofocus avanzato
  • durata batteria

CONTRO

  • prestazioni alti iso limitata
  • dimensioni e peso non da mirrorless
  • assenza doppio slot sd

Di seguito una galleria di foto di prova, per una versione a piena risoluzione cliccare qui per scaricare un file con tutti gli scatti (circa 170 Mb)

 

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