Festival della Fotografia Etica, Lodi 17/19 – 24/26 Ottobre 2014

C’è Festival e Festival.

Giunto alla sua quinta edizione, il Festival della Fotografia Etica di Lodi, organizzato dal gruppo Progetto Immagine, si propone di approfondire e promuovere contenuti di grande rilevanza etica attraverso mostre di fotoreporter internazionali, dibattiti, incontri, workshop e altri eventi tesi ad indagare la relazione fra etica, comunicazione e fotografia.

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Dal 2011 viene inoltre indetto il Premio Italiano di Fotogiornalismo World Report Award, come riconoscimento a chi si adopera per diffondere un tipo di fotogiornalismo più sensibile alle esigenze della società civile che alle logiche di mercato.

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Questa sintesi del comunicato stampa riassume alla perfezione la natura del festival ma vi assicuro che, soprattutto in questa ultima edizione, nessun testo potrà darvi la misura dell’intensità e profondità di alcuni progetti esposti.

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Il valore aggiunto di questo appuntamento è senza dubbio la possibilità di partecipare a visite guidate con i fotografi presenti di persona. Talvolta questa possibilità si amplia con la testimonianza in carne ed ossa dei soggetti fotografati – esperienza che ci immerge totalmente nelle fotografie consegnando un senso di coinvolgimento ed interazione che difficilmente trova analoghi, almeno Italia.

Qualcuno potrà mal digerire questi progetti, personalmente li trovo necessari per instaurare un serio dialogo sulle possibilità mediatiche delle fotografie.

Anche il comune di Lodi ha contribuito alla buona riuscita del festival mettendo a disposizione alcuni dei luoghi storici più belli e suggestivi permettendo alle foto di integrarsi alla perfezione nel centro della vita cittadina.

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Per la cronaca diciamo che gli organizzatori hanno dovuto visionare più di 600 progetti provenienti da 41 paesi e che sono stati premiati i seguenti progetti:

Master Award è stato assegnato a Majid Saeedi per Life in War – affresco fotografico della società afgana nei 10 anni di guerra, immagini non retoriche che figurano lo scorrere della vita di tutti i giorni nonostante il terribile conflitto, in un bianconero dai toni classici in cui emerge la passione del fotografo per la fotografia di strada, link alla pagina dedicata.

Spot Light Award a Oriol Segon Torra per Young Patriots – reportage in un campo militare per bambini ed adolescenti in Ungheria, con la particolare ricerca sul colore che richiama l’iconografia militare e un taglio quasi cinematografico, racconta la fragilità di ragazzi alle prese con il nazionalismo dei propri genitori che li vogliono uomini, maggiori informazioni cliccando qui.

Short Story Award a Gween Dubourthoumieu per Child-Witches of Kinshasa – dramma delle streghe bambine in Congo, immagini intense e inequivocabili portano subito al centro i soprusi e gli esorcismi che questi bimbi sono costretti a subire, link alla pagina dedicata.

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Inoltre tengo a evidenziare anche altri progetti che mi hanno molto colpito sia per i contenuti e per l’impatto visivo e consiglio caldamente di dare uno sguardo:

Pig Iron di Giulio di Meo, pagina web;

In/Visible di Ann-Christine Woehrl pagina web;

Krokodil Tears di Emanuele Satolli pagina web;

The Road of Revolution di Sandro Maddalena pagina web.

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Un aspetto che non va di certo tralasciato è l’importante ruolo del Gruppo Fotografico Progetto Immagine, che ha un compito attivo nell’organizzazione del festival ed inoltre impiega tantissimi soci nelle vesti di volontari per assistere l’evento.

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Questa preziosa risorsa è il risultato di un coinvolgimento maturato nel corso degli anni grazie all’attività instancabile del circolo fotografico che ha generato fermento ed entusiasmo in Lodi.

Il risultato di tutto questo lavoro si traduce nei numeri che sono stati comunicati dagli organizzatori alla fine del festival:

“le presenze effettive alla manifestazione, conclusasi domenica 26 ottobre 2014, sono stati ben 7044: quasi l’80% in più rispetto al 2013, con il 64% dei visitatori intervistati che ha dichiarato di essere intervenuta al Festival per la prima volta”.

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Mi sento di affermare che, a giudicare da questa esperienza, nonostante la grave crisi del settore, la fotografia è viva e vegeta soprattutto grazie a tutti quei fotografi che credono ancora nella forza e importanza che il genere di reportage ha come mezzo di comunicazione e informazione.

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In conclusione ringrazio Alberto Prina, uno degli organizzatori del festival, per l’intervista che ci ha concesso e per il suo amore per la fotografia.

Mirko Bonfanti per Discorsi Fotografici

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