Poker di mostre fotografiche a Roma, i luoghi e i contenuti

A Roma quattro interessantissime mostre fotografiche, alcune sono già in corso altre stanno per iniziare, tutte da non perdere, a voi la scelta.

Istituto centrale per il catalogo e la Documentazione – Via di San Michele 18

FOTOGRAFARE LE BELLE ARTI, APPUNTI PER UNA MOSTRA. Un percorso all’interno dell’archivio fotografico della Direzione generale delle antichità e belle arti, Fondo MPI. Ministero della pubblica istruzione, 1860-1970

10 maggio – 28 giugno 2013

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“L’ICCD – Istituto centrale per il catalogo e la documentazione espone una selezione di immagini provenienti dall’archivio fotografico della Direzione generale delle antichità e belle arti, l’organismo che presso il Ministero della Pubblica Istruzione si è occupato della protezione del patrimonio culturale fino al 1975, anno dell’istituzione del Ministero per i beni culturali e ambientali.

Dall’Unità d’Italia agli anni Trenta, la storia e la cronaca del patrimonio culturale italiano in 54 fotografie: in mostra stampe fotografiche originali che raccontano le Belle Arti. Un percorso all’interno di una grande raccolta fotografica ora conservata presso l’ICCD e denominata nell’ambito delle altre collezioni dell’Istituto, “Fondo MPI”. Oltre 300.000 stampe fotografiche in grado di restituire le complesse vicende della tutela delle opere d’arte in Italia ma anche di rappresentare la storia della fotografia. Su tale corpus fotografico è stato in questi mesi avviato un progetto di riordino, inventariazione e catalogazione; la mostra vuole essere un primo momento di riflessione in corso d’opera di questo complesso percorso di studio e ricerca. La mostra sarà allestita nei nuovi ambienti del Museo dell’Istituto, laboratorio aperto dedicato alla fotografia, recentemente ristrutturato secondo i più moderni criteri espositivi.”

Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale, 194

Helmut Newton. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes

06 marzo – 21 luglio 2013

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“La mostra raccoglie duecento fotografie comparse nei primi, leggendari volumi a stampa pubblicati da Helmut Newton. Nel volume White Women (1976), il fotografo porta il nudo nell’estetica fashion, ottenendo immagini così sorprendenti e provocatorie da rivoluzionare il concetto stesso di fotografia di moda, fino a farsi testimonianza della trasformazione del ruolo della donna nella società occidentale. Anche Sleepless Nights (1979), si incentra sul tema delle donne, sui loro corpi e sugli abiti che indossano, trasformando però progressivamente le immagini da foto di moda a ritratti e da ritratti quasi a reportage di cronaca. è un volume a carattere più retrospettivo che raccoglie in un’unica pubblicazione i lavori realizzati da Newton per diversi magazine (Vogue, tra tutti) ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography. Ma è con la pubblicazione di Big Nudes (1981) che Newton raggiunge il ruolo di protagonista nella fotografia del secondo Novecento. Le sue modelle vengono ritratte sistematicamente fuori dallo studio, in strada, spesso in atteggiamenti sensuali, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale. L’occhio di Newton ha la capacità di scandagliare una realtà che, dietro alla suprema eleganza delle immagini, consente di intravedere un’ambiguità di fondo di cui erotismo e morte non sono che due aspetti della stessa ricerca di verità. Una ricerca che si estende al di là di ogni convenzione, costruendo una storia in cui l’attenzione estrema allo stile, la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore stesso interpretare. Molte di queste immagini sono particolarmente significative da questo punto di vista, come il ritratto di Andy Warhol colto nella stessa posizione di una statua della Madonna fotografata in una chiesa toscana, Nastassja Kinski che abbraccia una bambola dalle sembianze di Marlene Dietrich, l’immagine della donna al cimitero del Père Lachaise di Parigi, o ancora, la sequenza delle donne imprigionate da protesi che in quanto rimedio di una menomazione fisica finiscono col risultare non dissimili dal make-up che nasconde un’imperfezione estetica.”

 Auditorium Parco della Musica – Viale Pietro de Coubertin

LIFE. I Grandi Fotografi

01 maggio – 04 agosto 2013

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“Nel nuovo spazio AuditoriumExpo dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, si inaugura la mostra Life. I grandi Fotografi, una retrospettiva ragionata ed emozionante sugli autori e le immagini che hanno fatto di Life un mito e un riferimento della fotografia internazionale. La mostra è una produzione della Fondazione Musica per Roma e della Fondazione FORMA per la Fotografia, in collaborazione con Life e Contrasto. Per buona parte del XX secolo, i fotografi di Life hanno raccontato con le loro immagini ogni aspetto della vita umana. Uscito per la prima volta nel 1936 e poi con cadenza settimanale fino agli anni Settanta, la rivista fu creata da Henry Luce per cercare proprio nel fotogiornalismo, negli occhi privilegiati dei fotografi, le immagini del nuovo secolo da mostrare ai lettori. “Vedere la vita, vedere il mondo” era il motto sul primo numero di Life e veramente, con il loro stile inconfondibile, i fotografi di questa rivista hanno impresso una svolta nella maniera di comprendere l’attualità, di vederla e di raccontarla attraverso le immagini. Gli anni Trenta della Depressione, gli anni Quaranta, la Seconda guerra mondiale, il difficile dopoguerra, il Vietnam: Life ha raccontato il Novecento e ha imposto una linea, indicato una maniera particolare di guardare e quindi di pensare l’attualità.
La mostra Life. I grandi Fotografi è una produzione inedita, messa a punto proprio per questa occasione: un insieme di circa 150 fotografie tra le più celebri racconteranno la nascita, l’evoluzione e lo stabilizzarsi di una visione che è diventata decisiva: il mondo alla maniera di Life. La testimonianza del talento, della creatività e del coraggio di questi autori è racchiusa in questa esposizione.”

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ∙ Via Guido Reni 4A

Luigi Ghirri. Pensare per immagini, Icone Paesaggi Architetture

24 aprile – 27 ottobre 2013

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“Il MAXXI dedica all’opera di Luigi Ghirri, tra i maestri indiscussi della fotografia in Italia, una grande mostra antologica, nata dalla collaborazione tra il Museo e il Comune di Reggio Emilia, la città dove il fotografo ha vissuto e alla quale ha lasciato il suo archivio. E proprio dai materiali originali – fotografie, menabò, libri, cataloghi e negativi – oggi conservati presso la Biblioteca Panizzi, partner istituzionale del progetto, la mostra intende partire per raccontare i diversi profili di questa complessa figura di artista.

La mostra è organizzata in tre sezioni tematiche – Icone, Paesaggi, Architetture – e invita a ripercorrere la fasi della ricerca artistica di Ghirri: le icone di quotidiano, i paesaggi come luoghi di attenzione e di affezione e le architetture, da quelle anonime a quelle d’autore, attraverso oltre 300 scatti, con particolare attenzione ai vintage prints stampati direttamente dall’autore.

Accanto alle fotografie verranno presentati anche i menabò dei cataloghi, i libri pubblicati, le riviste, le recensioni che testimoniano la sua attività di editore, critico e curatore; una selezione di fotografie e libri d’artista che documentano l’incontro e la collaborazione con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70; le cartoline illustrate e le fotografie anonime che Ghirri collezionava; una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri che raccontano dei suoi interessi e dei riferimenti culturali e artistici; le copertine dei dischi che testimoniano l’interesse di Ghirri per la musica e il rapporto con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.

Icone
La ricerca concettuale è un punto di partenza che permette a Ghirri di costruire un nuovo linguaggio che indaga i luoghi abituali per svelare le icone che popolano il mondo contemporaneo. Vetrine, pubblicità, immagini di immagini, cartoline e quadri che interagiscono con la realtà, così come le giostre, i cieli e le persone nei momenti di svago, sono immagini che indagano i processi del vedere ma che allo stesso tempo coinvolgono per la loro capacità evocativa, icone di una memoria collettiva.

Paesaggi
Nei paesaggi compaiono ancora le icone ma l’orizzonte si amplia. I capannoni, le stazioni di servizio, le periferie anonime disegnano una società che Ghirri guarda con affetto e stupore accostando i paesaggi artificiali alle prospettive reali per cercare una nuova identità al di fuori dello stereotipo. Ghirri sarà tra i principali promotori del rinnovamento della fotografia di paesaggio degli anni ’80 che coinvolse un’intera generazione di fotografi. Confrontandosi con la tradizione iconografica dell’Italia Ghirri la rigenera con immagini semplici, in cui i panorami si alternano alle chiese, ai teatri, agli interni, alle piazze, ai “traguardi” dei cancelli.

Architetture
Anche le architetture sono uno strumento costante della narrazione di Ghirri. Il fotografo costruisce una sorta di inventario delle anonime tipologie edilizie e riflette sulla loro interazione con gli spazi verdi. Interpreta l’architettura d’autore e rivela le prospettive delle ville e dei giardini con una solenne e irripetibile leggerezza. Lo sguardo sugli interni apre una dimensione intima sullo spazio del vissuto che si conclude in mostra con un autoritratto narrato attraverso gli oggetti, i libri e gli spazi della propria casa.”

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