Fujifilm EXR 750 – La Recensione di Discorsi Fotografici!

A cura di Silvio Villa

Agli albori della fotografia digitale la maggior parte di noi poteva permettersi al più una fotocamera compatta, visti i prezzi non proprio contenuti che le rivoluzioni elettroniche portano da sempre con sé nei primi mesi di vita. Anche con solo 2 megapixel ci sembrava di essere di fronte a qualcosa di incredibile, foto luminose, errori di scatto correggibili senza dover attendere lo sviluppo e soprattutto l’affrancazione definitiva dai costi di rullino e stampa delle proprie fotografie.
Molti hanno imparato le regole della fotografia e sono migliorati anche senza avere una reflex, che dieci anni fa era davvero riservata ai soli professionisti per questioni sempre legate al prezzo. Oggi tutto questo sembra relegato per sempre al passato: con una cifra pari ad un terzo di uno stipendio medio si possono acquistare kit di reflex e obiettivo che permettono a tutti, o quasi, di sperimentare tecniche una volta detenute solo da chi faceva della fotografia una profonda passione o professione.
Nell’era delle reflex “per tutti” sentiamo sempre di più nei nostri discorsi fotografici parlare delle fotocamere compatte come di un blando sostituto della reflex quando non abbiamo voglia di portarci il peso dietro, oppure come di fotocamere destinate alla massa che non ha il tempo o le pretese di stare dietro ai parametri di scatto e preferisce che la propria fotocamera faccia tutto da sé, senza noie.
Confesso che questo tipo di pensiero era anche il mio, che consideravo ormai le fotocamere compatte non degne di essere considerate quando si parla di fotografia “seria”.
Proprio per non cadere in questo cliché abbiamo deciso di provare con mano una fotocamera compatta che ci aveva comunque già impressionato al Photoshow 2012: la Fuji EXR750.
Certo immaginerete che il mio primo pensiero sia stato del tipo: “Sono sicuro di accenderla ed usarne tutte le funzioni al volo, tanto ormai sono un tipo esperto e questa è una compatta…”
Ed invece, come succede nella maggior parte dei casi, la mia presunzione è stata punita quasi subito; non appena abbandonate le modalità di scatto classiche mi sono imbattuto in qualcosa che proprio non riuscivo a spiegarmi senza leggere il manuale. Questo qualcosa si chiama sensore EXR.

Il sensore EXR

Sin dai primi anni di produzione di fotocamere digitali Fuji si è distinta per l’introduzione di sensori CCD o CMOS differenti da quelli utilizzati dalla maggior parte dei concorrenti. La mia prima reflex fu una Fuji S2Pro, famosa per il Super CCD a pixel ottagonali e per la resa dei colori e dell’incarnato che la rendeva una scelta d’elezione fra i fotografi di ritratti o di matrimoni, ancora oggi rimpiango alcune rese cromatiche di quella fotocamera. Fuji ha esteso la dotazione di questi sensori “particolari” anche al segmento bridge, già con la S200EXR, ed ha quindi offerto un qualcosa in più anche a chi non desiderava avere per forza una reflex.

Il sensore EXR è disegnato in modo da stendere i fotodiodi in linee diagonali sul chip, ogni fotodiodo acquisisce una determinata componente cromatica e lo stesso fa il fotodiodo adiacente. Nella pratica se nel normale sensore si alternano un fotodiodo dedicato al rosso, uno dedicato al blu e due dedicati al verde, nel sensore EXR si alternano invece due fotodiodi dedicati al rosso, due dedicati al blu e quattro dedicati al verde, come possiamo vedere nell’immagine seguente

Il sensore utilizza quindi non uno ma due pixel per ogni componente cromatica, un procedimento chiamato “pixel-binning”. Grazie a questo sistema la fotocamera può operare secondo tre modalità:

 

  • Modalità “Alta Risoluzione” (HR). La fotocamera utilizza a pieno il sensore da 16 megapixel per ottenere il massimno dalla risoluzione, è consigliata in condizioni di piena luce e quando si vogliono far risaltare i dettagli.
  • Modalità “Alta Sensibilità e Basso Rumore” (SN). Adatta per condizioni di scarsa luce, la fotocamera utilizza la tecnologia “Pixel Fusion”, che accoppia i pixel due a due, raddoppiando la dimensione dei pixel stessi per renderli più sensibili alla luce.
  • Modalità “Ampia Gamma Dinamica” (DR), utilizzando la quale, la fotocamera scatta due immagini simultanee e le combina per fornire una gamma dinamica fino al 1600%. Questo rende più facile riprendere scene dai forti contrasti, come paesaggi estivi o ritratti, soprattutto quando la fonte di luce è dietro al soggetto.


Queste tre modalità, che possono essere selezionate dall’utente o lasciate in automatico, non sono affatto uno “specchietto per le allodole” per rendere più accattivante la fotocamera, ma funzionano egregiamente, come sarà possibile vedere nelle prove di scatto all’interno della videorecensione. Sono stato fortemente spinto a dimenticare tutte le altre modalità di scatto proprio perché questo tipo di tecnologia, oltre ad avermi incuriosito, ha dato i risultati sperati.

 

Una fotocamera Travel Zoom…

Alla Fuji EXR750 può essere giustamente attribuita la categoria di Travel Zoom, in quanto il suo obiettivo è un 25-500mm, con ingrandimento quindi di ben 20x, che è risultato nitido a tutte le lunghezze focali. Questo è stato un passo avanti da parte di Fuji, dal momento che le precedenti fotocamere con questo range focale soffrivano un poco di immagini morbide quando si raggiungevano gli estremi di teleobiettivo. Ma anche chi ama avere con sé una fotocamera leggera e scattare foto macro di fiori o altri oggetti minuscoli può usufruire di una distanza minima di messa a fuoco di soli 3 cm e di una resa d’immagine ben nitida (a giudicare dalle nostre prove); certo non pretendete uno sfondo molto sfuocato nelle immagini macro dal momento che stiamo parlando comunque di un sensore ben più piccolo di quello delle fotocamere reflex con cui si scattano quei tipi di fotografia.
Anche i tempi di accensione sono rapidi, per questo segmento di fotocamere, per cui non perderete la maggior parte degli scatti interessanti durante uno dei vostri viaggi.

…ma non solo

Chiaramente una fotocamera con queste caratteristiche si adatta anche a chi vuole una tuttofare per ogni evenienza. Al di là del sensore EXR ci sono molte modalità di scatto relative a classiche scene che ognuno può incontrare nel corso della giornata. Un’altra caratteristica che mi ha incuriosito sta nel focus tracking, quando si scatta una foto o si gira un video che comprenda un volto (compreso il volto di un cane o un gatto!), l’autofocus segue molto bene il volto in questione e non perde (quasi) mai uno scatto.
Per i più nostalgici ci sono anche le classiche modalità di simulazione di pellicola, ovviamente Fuji, e si può scegliere tra le “all star” della casa giapponese, come la Velvia, la Astia e la Provia, nonché il bianco e nero ed il seppia.

Cosa va, cosa non va

Tirando le somme, e rimandando per maggiori dettagli alla video recensione pubblicata di seguito, ecco alcune considerazioni finali:

 

  • Nel complesso i controlli sono ergonomici ma un poco dispersivi, si perde tempo all’inizio per capire la differenza fra il tasto function superiore e quello sul dorso
  • Il menu è completo, ma non estremamente intuitivo, anche in questo caso una buona lettura del manuale utente aiuta!
  • Avere tante funzioni in una sola fotocamera può essere un vantaggio o un impedimento, questo dipende dall’utente; chi è abituato alla fotografia “senza pensieri” si troverà molto bene con questa fotocamera, chi invece ama giocare con i controlli per ottenere il massimo dai propri scatti dovrà faticare un poco prima di comprenderne tutte le possibilità
  • Pur essendo una fotocamera tuttofare i risultati qualitativi in termini di immagine mi hanno sorpreso molto positivamente, in perfetta linea con lo stile Fuji che sin dal tempo delle pellicole ha prediletto di gran lunga la qualità delle immagini alla quantità di funzioni sulla fotocamera
  • Manca la possibilità di scattare in RAW, sarebbe stato bello analizzare pixel per pixel le foto scattate con il sensore EXR
  • La messa a fuoco in condizioni di scarsa luce è risultata difficile, ma in linea con altre fotocamere compatte che avevamo provato.
  • Il corpo è robusto e antiscivolo grazie alla parte di gomma inserita sul frontale della fotocamera
  • Anche se è possibile scattare in priorità di apertura, i valori di f tra cui scegliere sono pochi, questo è dovuto all’ovvia mancanza di un iride nell’obiettivo di una fotocamera compatta, che viene sostituito da un filtro ND a gradazione variabile e che quindi non può avere molti valori di “apertura”


L’esperienza di scatto con la Fuji EXR750 è stata sempre gradevole ed i risultati in linea con quanto mi aspettavo in quel momento, per cui ormai penso di aver abbandonato i preconcetti sulle fotocamere compatte, e invito tutti a riconsiderare, con il giusto peso, questo segmento in cui Fuji sembra proprio voler dare il suo massimo anche per fotocamere dai costi contenuti come la EXR750.

La Video Recensione!

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