La stampa professionale, intervista a Fabio Franco titolare di Photogem

Agosto sarà un mese dedicato da Discorsi Fotografici particolarmente all’evento di fine mese del Nettuno Photo Festival. Dopo aver raccolto e selezionato con piacere le vostre foto che saranno esposte nella collettiva all’interno del Festival, iniziamo oggi a pubblicare alcune interviste ai professionisti, non solo nel campo della fotografia, che parteciperanno all’evento.

Discorsi Fotografici si propone di realizzare un Media Coverage completo della manifestazione, tramite interviste scritte, podcast speciali, collegamenti in diretta ed alcuni video dei momenti più importanti. Il programma (scaricabile qui) prevede molti eventi interessanti, per cui continuate a seguirci lungo questo percorso!

Oggi iniziamo con l’intervista a Fabio Franco, titolare di uno dei più famosi laboratori di stampa e partner del Festival: Photogem. Scopriremo insieme che, per quanto si avvalga di tecnologie online per raggiungere un ampio pubblico, questo laboratorio conserva caratteristiche “artigianali” volte alla qualità che da anni fanno la differenza nella scelta di chi pretende il massimo dalle proprie foto.

 

1) Photogem è molto conosciuto come marchio di qualità ed affidabilità nella stampa di fotografie nel mondo professionale. Come è nata e come si è sviluppata la Sua attività?

La mia esperienza nel settore risale al 1993, quando iniziai ad occuparmi di elaborazione elettronica delle immagini: eseguivo fotoritocchi e restauro di vecchie foto per alcuni tra i maggiori fotolaboratori italiani.
All’epoca non esistevano ancora stampanti digitali con una qualità adeguata alla stampa fotografica e per elaborare una foto era necessario acquisirla con uno scanner da diapositiva, negativo o stampa.
Dopo questo passaggio era possibile elaborarla non senza difficoltà, infatti i computer dell’epoca riuscivano a malapena a gestire file di 20 o 30 MB.
Successivamente all’elaborazione, l’unico modo per stamparla era quello di ricreare, tramite un film recorder, un nuovo negativo o una diapositiva dal file ottenuto e stamparla con il procedimento chimico tradizionale.
Nel 1995 acquistai il primo sistema di stampa digitale Ink Jet dalla ILFORD che stampava all’allora strabiliante risoluzione di 300 DPI.
Da allora fu un crescendo di innovazioni tecnologiche che mi portarono a dotarmi di attrezzature sempre più produttive e sofisticate.
L’azienda crebbe molto nel campo della decorazione pubblicitaria, della cartellonistica e della realizzazione di grandi immagini per la copertura di interi edifici ma io personalmente continuai sempre con grande interesse e determinazione a seguire il settore della stampa fotografica di alta qualità.
Il progetto Photogem nacque nel 2009 dopo un’attenta riflessione sulla mia vita lavorativa che mi portò alla decisione di creare una nuova azienda e dedicarmi interamente ad una tipologia di lavoro artigianale, altamente specializzato ed in linea con le mie idee di qualità della vita privata e lavorativa.
Avevo bisogno di farmi conoscere dalla tipologia di clienti che mi interessavano, e visto che il web offriva buone opportunità per il raggiungimento di questo obiettivo, pensai di concentrare tutte le mie energie nella realizzazione di un sito che mi permettesse di accorciare le distanze tra il laboratorio e il cliente a cui volevo dare la sensazione di entrare “fisicamente” in una struttura in grado di accoglierlo, di consigliarlo e di realizzare i suoi lavori di stampa in maniera rapida e professionale nonostante la distanza.

2) Rispetto ad altri laboratori online, Photogem offre la possibilità di interazione diretta fra il fotografo e lo stampatore, una cosa che nel mondo di internet si fa sempre più rara. Quanto è apprezzato tutto ciò dal cliente?

Probabilmente questo è uno dei maggiori punti di forza di Photogem ed è una caratteristica estremamente apprezzata.
Spesso chi gestisce attività online non ama esporsi in prima persona ma preferisce limitare le possibilità di contatto con il cliente in modo da non avere seccature.
Noi al contrario mettiamo in bella vista numero di telefono fisso e cellulare perché riteniamo che per chi si appresta ad affidare un lavoro ad un laboratorio di stampa, sia importante avere la possibilità di parlare direttamente con chi si prenderà cura del suo lavoro per chiarire eventuali dubbi o fare richieste particolari.
Il fatto che Photogem si proponga come laboratorio online, per certi versi spaventa i clienti più esigenti che però, dopo una prima esperienza, si rendono conto di avere a che fare con una struttura molto flessibile e disponibile, in grado di soddisfare anche qualsiasi richiesta “fuori standard”

3) Se una fotografia che vi perviene non rispetta i parametri minimi di qualità per il tipo di stampa scelta dall’utente, come vi comportate?

Già sul sito, in fase di configurazione della stampa, esiste un meccanismo di verifica della risoluzione che avvisa il cliente nel caso in cui sia richiesto un ingrandimento esagerato rispetto alla dimensione fisica dell’immagine.
Ovviamente questo automatismo é solo un primo step di controllo perché non é in grado di valutare altre caratteristiche che potrebbero portare ad un risultato scadente.
Nel nostro laboratorio ogni immagine viene aperta in Photoshop e valutata prima di essere stampata e nel caso ci sia qualcosa che non va, contattiamo il cliente per verificare l’eventuale disponibilità di un file migliore o comunque per avvisarlo che il risultato non sarà qualitativamente perfetto.

4) Al giorno d’oggi sentiamo molti fotoamatori “spaventati” dalla stampa in quanto spaventati dalla quantità di nozioni (e di dispositivi) necessaria per ottenere una perfetta corrispondenza cromatica tra schermo e carta. Molto spesso quindi, anche dopo un foto ritocco curato, le foto rimangono sul pc. Cosa consigliate per superare questo impasse e ritornare a stampare le foto, perlomeno quelle migliori?

Una volta la stampa era un passaggio praticamente obbligato e, a parte i fotografi più evoluti che stampavano in proprio, il fotoamatore medio doveva affidarsi completamente allo stampatore, ottenendo spesso risultati distanti dalle proprie aspettative.
Oggi il digitale ha spostato una parte delle competenze necessarie, dallo stampatore al fotografo che deve occuparsi in prima persona dello “sviluppo” del file Raw, cercando di ottenere un file tecnicamente corretto e in linea con i suoi gusti.
In questa fase è molto importante disporre di un monitor calibrato che permetta di visualizzare correttamente il file a video.
Una volta preparato il file dobbiamo decidere se stampare in proprio o affidarci ad un laboratorio.
Anche se oggi esistono stampanti alla portata di tutti in grado di ottenere risultati di qualità, la stampa rimane una questione molto tecnica, inoltre, per mantenere costante la qualità di stampa, è necessario che la stampante lavori tutti i giorni per evitare il veloce deterioramento delle testine.
Bisogna poi imparare a conoscere le caratteristiche e i limiti dei vari supporti che possono differire anche di molto tra loro e a volte deludere nei risultati se non si utilizzano particolari accorgimenti.
Il mio consiglio per chi vuole ottenere stampe di qualità è quello di dotarsi degli strumenti indispensabili per visualizzare correttamente le immagini e ottenere file correttamente postprodotti e poi rivolgersi a laboratori di stampa specializzati cercando di evitare quelli industriali specializzati nella stampa di grandi volumi a prezzi stracciati.
Un laboratorio professionale non deve limitarsi a stampare tale e quale il file inviato dal cliente, ma deve adattarlo alle caratteristiche del supporto di stampa scelto, per ottenere il miglior risultato possibile.

5) Un’altra caratteristica importante di Photogem è che viene spesso scelta dai fotografi professionisti e famosi. Cosa si prova ad interagire con loro? Capita a volte di imparare qualcosa l’uno dall’altro?

Lavorare per fotografi di alto livello è sicuramente emozionante, anche se per assurdo è più semplice stampare un file sapientemente preparato da un professionista rispetto ad un file preparato, spesso frettolosamente, da un fotografo meno esperto.
Quello che noto nei professionisti è una incredibile pignoleria per ogni minimo dettaglio che effettivamente alla fine fa la differenza fra l’ottenere una stampa o una bella stampa.
Il contatto tra il fotografo e lo stampatore permette al primo di capire meglio le caratteristiche e i limiti dei vari supporti di stampa e al secondo di vedere e dare maggiore importanza a dettagli non sempre così evidenti ma che alla fine fanno la differenza.

6) Photogem si occuperà di stampare ed esporre le foto finaliste della “Collettiva Nazionale Photogem: Attraverso le pieghe del tempo” ospitata al prossimo Nettuno Photo Festival in Agosto. Come riuscite a produrre ed incorniciare in modo uniforme fotografie provenienti da molti artisti, e quindi molti stili, differenti?

E’ abbastanza normale che una mostra collettiva ospiti immagini con stili differenti.
Per la collettiva Photogem che sarà esposta al Nettuno Photo Festival realizzeremo una serie di stampe su carta baritata Ilford con un bordo perimetrale variabile per uniformarne il formato, montate su pannelli in Gatorfoam tutti della stessa dimensione, questo permetterà di ottenere un piacevole effetto di uniformità mantenendo inalterate le proporzioni e lo stile di ogni immagine.

7) Fabio Franco, responsabile di Photogem, è anche fotografo? Le capita di costruire uno scatto partendo da come sarà stampato? Cosa regala in più al fotografo essere esperto anche di stampa?

Sono appassionato di fotografia da quando ero piccolo, ma ho sempre avuto poco tempo per praticarla.
Negli ultimi anni mi sono avvicinato alla fotografia naturalistica che mi permette di passare un po’ di tempo a contatto con la natura che amo in modo particolare.
Effettivamente la conoscenza delle problematiche della stampa permette di evitare alcuni errori sia in fase di ripresa che in fase di postproduzione che spesso finiscono per compromettere gravemente la stampabilità di una foto.
Mi riferisco in particolare ad errori di composizione spesso giustificati dalla frase “tanto poi faccio un crop dell’immagine e me la sistemo con calma” ed errori di postproduzione dove il più diffuso è quello di utilizzare in maniera esagerata la maschera di contrasto, limitando enormemente le possibilità di ingrandimento in fase di stampa.
Un’altra cosa importante in fase di post-produzione è quella di apportare all’immagine modifiche reversibili in modo da poter in ogni momento tornare sui propri passi senza perdere definitivamente informazioni importanti.
In linea di massima il fotografo digitale dovrebbe sforzarsi di apprendere le nozioni basilari che permettono di ottenere fotografie utilizzabili anche per la stampa oltre che per la semplice visualizzazione su una pagina web.

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