Discorsi Fotografici

CiternaFotografia – Ecuador: il piccolo gigante

Al citerna fotografia, Festival d’arte fotografica, si inaugura oggi 28 aprile questa interessante mostra “Ecuador: il piccolo gigante” di Loredana De Pace, e sarà visitabile fino al 3 giugno.

In Ecuador l’identità nazionale è variegata e multietnica. Questa piccola grande nazione sudamericana ha molto da offrire in termini di meraviglie naturali, cultura culinaria, tradizioni popolari e musica. La mostra Ecuador: il piccolo gigante di Loredana De Pace vuole valorizzare le caratteristiche culturali spesso contraddittorie proprie del Paese, dalle quali questo trae energia, ricava il suo vigore evolutivo e cresce. Tale contrasto si palesa nelle immagini – in forma di dittici, venti in tutto – giocate fra architettura e natura, ma sempre messe in relazione con la presenza umana: questa si mostra solo marginalmente, lasciandosi rappresentare più che altro dal suo stesso operato. … Continua a leggere

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Fotoviaggiando: Fuerteventura

Scrivere non è mai stata una mia dote…

Forse perché non l’ho mai coltivata abbastanza, ma oggi voglio comunque provare a raccontare quelle che sono state le esperienze e  le emozioni che ho vissuto e provato e che ancora oggi galleggiano sulla superficie della mia mente. L’intento è di riuscire a completare con i miei racconti quello che già voglio trasmettere attraverso le immagini ma che magari non sempre mi è riuscito fare.

IL MIO VIAGGIO A FUERTEVENTURA

Riesco a scrivere questo racconto solo qualche mese dopo il viaggio. Le immagini sono ancora vive nella mia mente ma spero comunque che la memoria non mi tradisca.

Dopo un anno di lavoro ecco finalmente giunto il giorno della partenza.

Meta: Fuerteventura. Il motivo di questa scelta è stato dettato principalmente dal bisogno di allontanarmi dal caos della città e dalla voglia di stare a contatto con una natura silenziosa nuova e da scoprire.

Parto con Diego, il mio compagno. In volo c’è stata la prima sorpresa. Vedere la terra da migliaia di metri di altitudine è già di per sé un’esperienza unica. Cambiano le proporzioni, l’uomo scompare e l’unica traccia della sua presenza è rappresentata dalle grandi metropoli ridotte a minuscoli alveari disabitati… la dimensione spazio/tempo sembra mutare dandoci addirittura l’impressione di poter vedere la terra dei tempi dei dinosauri! L’emozione più grande però è stata sorvolare lo Stretto di Gibilterra: sono sempre rimasta affascinata dal mito delle Colonne d’Ercole e dal loro significato legato al limite della conoscenza e della speranza di trovare qualcosa di meglio al di là di esse come se queste rappresentassero una barriera invisibile che divide la prigionia in un mondo che vorremmo diverso dalla libertà fisica e di pensiero. Vedere questi due lembi di terra sotto di me è stato davvero emozionante, incredibile; sorvolarli è stato come oltrepassare davvero qualcosa, lasciarmi tutto alle spalle e credere per un istante che tutto possa essere possibile.

Dopo circa tre ore di volo finalmente atterriamo sull’isola e il primo impatto è stato per così dire, strano. Sembrava di aver varcato i confini del tempo oltre a quelli geografici in un flash back di quaranta anni. Tutto appare così diverso e lontano da come siamo abituati a vedere e vivere le cose. Ogni angolo trasuda del costante conflitto uomo / natura, dove l’uno vuole prevaricare sull’altro per la sopravvivenza e dove ogni cosa sembra preziosa anche la più insignificante.

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Giornate di Studio sulla Fotografia Documentaria e il Fotogiornalismo – 2a Edizione.

Si svolgerà dal 18 al 20 Aprile 2012 presso l’associazione culturale Officine Fotografiche di Roma la seconda edizione delle Giornate di Studio sulla Fotografia Documentaria e il Fotogiornalismo, a cura di Alfredo Covino (fotografo e Vice Presidente dell’associazione Punto di Svista) e di Maurizio G. De Bonis (critico delle arti visive, direttore della testata giornalistica online CultFrame – Arti Visive e Presidente di Punto di Svista).

Saranno affrontate le tematiche inerenti al rapporto tra organi di informazione e utilizzo delle immagini, attraverso l’analisi della natura dell’immagine documentaria, il rapporto tra il mercato editoriale e il giornalismo fotografico e la presentazione di un caso concreto nella proiezione finale di un documentario.

Nel corso dei tre appuntamenti si vedranno addetti ai lavori, fotografi, giornalisti e photoeditor instaurare un dialogo attivo con il pubblico presente, tramite approfondimenti, dibattiti e tavola rotonda finale.


PROGRAMMA

Mercoledì 18 aprile 2012, ore 18.30

SEMINARIO

LA NATURA AMBIGUA DELL’IMMAGINE DOCUMENTARIA

Conducono:

Maurizio G. De Bonis (critico delle arti visive, direttore della testata giornalistica online CultFrame – Arti Visive e Presidente di Punto di Svista) e Andrea Attardi (docente di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Roma e fotografo)

Giovedì 19 aprile 2012, ore 18.30

INCONTRO-DIBATTITO

FOTOGRAFIA E (LIBERA) STAMPA

Intervengono:

Tiziana Faraoni (Photoeditor L’Espresso), Stefano Simoncini (Photoeditor Loop),

Luca Locatelli (fotografo indipendente)

Venerdì 20 aprile 2012

SLIDE SHOW – TAVOLA ROTONDA – PROIEZIONE

ETERNIT: UNA TRAGEDIA ITALIANA

(il programma dettagliato degli incontri sul sito www.puntodisvista.net)

Presso Officine Fotografiche / Via G. Libetta 1, Roma / Telefono: 06.5125019

www.officinefotografiche.org


INGRESSO LIBERO

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Photoshow 2012, la seconda puntata del podcast!

 

Pubblichiamo oggi la seconda puntata del nostro Podcast speciale interamente dedicato al Photoshow 2012. Sentiremo le interviste ai maggiori produttori nel mondo della fotografia e a voi fotografi intervenuti! Tutte le novità del momento e qualche scoop…

Siamo raggiungibili da iTunes, per abbonarsi in modo facile e gratuito tramite il servizio Apple cliccate qui

Chi non avesse iTunes può abbonarsi al feed audio del podcast cliccando qui

Cliccate i player qui sotto per ascoltare la puntata in formato AAC o MP3, potete anche scaricarvela seguendo il link “download” riportato subito sotto i rispettivi player.

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Canon EOS 5D Mark III – Le prime impressioni di Paolo Rossi

 

Canon EOS 5D Mark III

  5D Mark III – Impressioni d’uso e sensazioni ragionate.

Parte 1ª

Quello che mi sono prefisso nello scrivere questo blogpost, è di dare una descrizione personale incentrata non troppo su aspetti prettamente tecnici ma piuttosto, di un quotidiano utilizzo della macchina e di cosa aspettarsi, ragionevolmente, aldilà di rumors fantascientifici da una parte e “maniaci isterici del subpixel tradito” dall’altra. Come premessa bisogna dire che questi ragionamenti sono influenzati da un utilizzo intenso dei precedenti due corpi 5D Mark II e 7D  e che questo è una sorta di “terzo momento”, in cui provo a scrivere questo pezzo cercando una certa obiettività e ragionevolezza nelle osservazioni. Il “primo momento” era decisamente influenzato dall’Hype delle prerecensioni e dalla euforia del primo contatto, il “secondo momento” invece, in opposizione di fase dopo un più attento esame delle funzioni, della resa e della comparazione personale con i modelli precedenti, mi stava lasciando scivolare in una troppo emotiva presa di posizione non troppo positiva. Questi due primi momenti mi tornano comunque utili per esorcizzare l’impulsività da questa esposizione a favore di più pragmatiche considerazioni.

Si comincia: La prima cosa che nota chi conosce le precedenti Mark II e 7D è la forte somiglianza “genetica” di entrambe: questo nuovo modello eredita molti tratti caratteristici di entrambe più alcune evoluzioni del tutto personali: la testa senza flash integrato, il peso una volta impugnata, il sensore full frame arrivano dalla Mark II mentre l’ampio mirino, la disposizione più intelligente dei pulsanti, compresi quelli aggiuntivi come fn, Q, accensione, live view sono retaggio della 7D con mutazioni generazionali, taluna con immediato riscontro del vantaggio altre inizialmente meno istintive, soprattutto per chi proviene dai modelli precedenti ed abituato a cercare in altre posizioni certe funzionalità.

Degne di nota il pulsante per la visione della profondità di campo che passa sulla destra del corpo, proprio vicino alla punta delle dita centrali mentre la si impugna, con una dimensione che rende notevolmente pratico il suo utilizzo, i pulsanti dello zoom del display passano invece nella fascia sinistra e diventano uno solo  programmabile, coadiuvato dal movimento della ghiera superiore: tra le scelte disponibili una apprezzabile che permette di passare alla visualizzazione 1x sul punto di messa a fuoco con una sola pressione e di ritornare all’immagine completa con un secondo tocco. Come novità abbiamo un tasto dedicato alla comparazione affiancata di due scatti e un pulsante centrale sulla ghiera delle modalità che ne blocca la rotazione accidentale (ammetto che non mi era mai successo e che invece dovrò abituarmi alla nuova novità). La batteria è la stessa dei predecessori.

Ed ecco che una volta accesa troviamo nuovamente similitudini con la 7D: il mirino di nuova generazione (ma con molti più punti di messa a fuoco), la presenza del clinometro per controllare la pendenza dell’inquadratura ed, al primo scatto eseguito, persino il suono prodotto dall’otturatore ci porta alla mente il modello APS-C che risulta invece differente nel caso in cui si scelga di impostare la modalità “scatto silenzioso”, dove il suono risulta molto più soffocato, il che può essere un pregio quando si deve scattare in situazione ove è desiderabile una maggiore discrezione, come nel caso di foto di cerimonia o reportage di conferenze e opere teatrali. Il sensore invece ci riporta al lignaggio della già ottima 5D Mark II e qui avviene quasi d’obbligo il termine di paragone in quanto si tratta forse della parte più importante della macchina e dove le fantasie dei rumors si sono scatenate maggiormente creando di conseguenza aspettative maggiori della realtà e conseguentemente qualche delusione fanatica.

Quel che troviamo è un sensore dalla risoluzione leggermente aumentata rispetto al già dignitoso traguardo raggiunto in precedenza mentre per quanto riguarda rumore e sensibilità il miglioramento c’è ma bisogna persuadersi dal pretendere miracoli: se si scatta in jpeg si ha una prima sensazione di poter osare tranquillamente fino a 25600 ISO ottenendo comunque buone immagini con un accettabile e non troppo percepibile noise; immagini tranquillamente utilizzabili per fotogiornalismo su quotidiani ad esempio. Se osservate con maggiore attenzione si può però notare come molti dei dettagli e delle sfumature tendono ad essere perse da potente algoritmo di denoise della macchina (o di DigitalPhotoPro, il software in dotazione) ed è infatti scattando in RAW che le reali capacità vengono messe in luce: Paragonando il sensore precedente si cominciano a vedere differenze quasi impercettibili solo a 1600 ISO, a 3200 e 6400 qualcosa di poco poco più evidente, ma ancora simile, fino ad arrivare a 25600 ISO dove il nuovo modello offre un livello di dettaglio leggermente più leggibile e meno confuso del precedente con una quantità di rumore comunque di poco inferiore come grana ma visibilmente più ridotto dal punto di vista del rumore cromatico, il che permette con un po’ di sforzo di potersi spingere in questa fascia ottenendo immagini utilizzabili se accettiamo un po’ di “grana caratteristica”.

Per quanto riguarda la resa nei video invece (non utilizzo molto questa funzionalità ma ho provato lo stesso a sperimentare) anche spingendosi a 10000 ISO i risultati sono decisamente apprezzabili e ragionevolmente puliti. (Da menzionare che ora nei video è presente una modalità di ripresa che comprime ogni singolo fotogramma aumentando notevolmente la qualità a scapito dello spazio utilizzato su scheda) Ma il vero balzo in avanti rispetto alla precedente MK II è il sistema di messa a fuoco che deriva la precedente 7D ampliandone precisione e versatilità, forse soprattutto, in direzione di chi si occupa di fotografia sportiva, dove è dedicata un’intera pagina di menù per la messa a punto della modalità AI Focus, personalizzabile a seconda delle proprie esigenze e preferenze. Ed a proposito di menù la prima cosa che si nota è l’abbandono del precedente stile dei menù della serie EOS: i menù sono molteplici e raggruppati in categorie che spesso presentano anche un sintetico help su richiesta per spiegarne la funzione.

Guarda il video realizzato da Paolo sul menu della 5D Mark III

 

Quel che si nota maggiormente è la presenza di funzionalità dedicate alla postproduzione in camera, come a voler strizzare l’occhio a quella classe di fotografi che non amano passare ore al computer a regolare gli scatti ma preferisce farlo direttamente sulla macchina che poi provvederà a creare il jpeg definitivo, e da questo punto di vista le opzione fornite sono veramente numerose, permettendo di partire da un RAW scattato un po di tutto, dalla temperatura colore all’esposizione alle modalità colore/bw (con filtri) livelli di noise e dinamica dell’immagine o viraggi colore. Insomma chi vuole una piccola camera oscura e non ama usare il PC può essere soddisfatto,  fino a stampare la foto dalla macchina stessa. Proprio in questa direzione troviamo anche due funzioni del tutto nuove quali l’esposizione multipla, da 2 a 9 scatti in uno solo, ed una funzione HDR per realizzare immagini con una gamma dinamica più compressa in situazioni di luci e ombre con valori EV molto distanti fra loro.

L’elaborazione ha un minimo di intervento nella scelta del bracketing di esposizione (+1EV +2EV +3EV auto) e nell’algoritmo di fusione HDR che propone 5 preset: uno naturale che da risultati molto più simili ad una foto classica ben esposta ed altri quattro con prefisso “Art”, per risultati più osati e spinti in una direzione decisamente più grafica e dalla post produzione marcata ed evidente. Queste funzioni sono comunque presenti anche in DPP dove troviamo anche regolazioni aggiuntive che permettono un controllo del risultato più personalizzato ad adattabile da caso a caso. Chi invece preferisce fare questo tipo di scatti con programmi di terze parti, sarà contento di sapere che ora la funzione di bracketing è più flessibile dato che permette di scegliere il numero di scatti da effettuare (2 3 5 7) non più limitandosi ai 3 canonici a cui Canon ci aveva abituati e con una distanza di -/+ 3 stop dal centro (come sulla 7D). Una novità di questo modello è la gestione contemporanea di due schede di memoria, di formato diverso Compact Flash (UDMA 7) ed SD Card (comprese HC e XC), in modalità che variano dalla gestione automatica del punto di salvataggio delle immagini (cambio di scheda quando una si riempie) allo smistamento (RAW da una parte jpeg dall’altra), che può offrire una certa versatilità dal punto di vista della preferenza di supporto, tenendo presente che però l’uso contemporaneo potrebbe influenzare, a seconda della modalità, le prestazioni della raffica.

Già perché un’altro passo avanti rispetto alla MK II è la velocità della raffica che ora raggiunge i 6 scatti al secondo se non si usa la modalità silenziosa (dove la velocità massima scende a tre). Ho trovato curiosa la scelta di non dare più la possibilità di cambiare vetro di messa a fuoco. Stando alle specifiche invece il livello di tropicalizzazione è stato ulteriormente migliorato; personalmente non me la sono sentita di metterla sotto un rubinetto per verificare questo punto… 😉 Nell’uso generale ho notato qualche problema di comunicazione scaricando le immagini dal cavo USB sul Mac, dove ogni tanto si blocca il trasferimento e bisogna riavviare la macchina per riprendere l’operazione (probabilmente un baco software di gioventù risolvibile con un aggiornamento firmware futuro) Qualche considerazione finale. Questa nuova macchina è sicuramente più avanzata dei modelli precedenti sotto ogni aspetto, in alcuni dettagli di molto, in altri un po’ meno di quanto ci si aspettava dai rumurs. Per chi deve comprare una macchina nuova, affidabile, ed è particolarmente interessato a scatti precisi e veloci in condizioni non sempre favorevoli, questa Canon può essere un’interessante investimento dai risultati apprezzabili e di qualità elevata. Chi avesse in mente di aggiornare la propria 7D troverebbe un salto di qualità apprezzabile a livello di sensore ed una familiarità ergonomica col modello posseduto che ne facilità subito la transizione. Forse il discorso è più delicato per chi avesse intenzione di cambiare la precedente 5D Mark II in favore della nuova in quanto le differenze più rilevanti da aspettarsi sono essenzialmente: – Messa a fuoco migliorata e più precisa. – Mirino con copertura maggiore. – Raffica quasi raddoppiata. – Scatto silenzioso. – Doppio slot per memory card. – Sensibilita ISO leggermente migliorata (e ci tengo a sottolinearlo, pena forti delusioni). -Ergonomia e disposizione dei tasti più versatile.

Parte 2ª

Quel che si nota da subito è che il sistema di messa a fuoco è decisamente versatile e difficilmente sbaglia il colpo, anche con ottiche difficili da domare come il Canon 85mm f/1.2L II USM, lente estremamente critica soprattutto alla massima apertura ma dalle grandi soddisfazioni quando padroneggiata. Il fuoco è svelto e l’inseguimento di soggetti in rapido movimento, da spesso scatti di successo. Ancora difficile decidere in questo momento quale sia la miglior scelta tra, un singolo punto di messa a fuoco o una griglia: il comportamento è ottimale in entrambe le situazioni, quindi, solo una maggior confidenza dettata dalla pratica mi farà capire le sfumature e quando scegliere l’uno in favore dell’altro. La precisione è buona un po’ con tutti gli obiettivi e focali che ho provato: soltanto il 50mm f/1.4 si è trovato a fare un po’ di capricci in un paio di situazioni (mentre gli altri obiettivi non han fatto storie), dove non c’è stato verso di agganciare un fuoco preciso in nessuna modalità e nessun punto della griglia; pensavo quasi ad un difetto della lente ma cambiata location il problema non si è più verificato. In quel caso ho focheggiato con il live view e qui una prima perplessità, sul fatto di aver scelto di rimuovere la funzione di zoom dal pulsante all’estrema destra (quello della scelta dei punti di messa a fuoco), per posizionarlo tra la colonna a sinistra del display: sicuramente durante la visione delle immagini è pratico ma diversamente ho trovato scomodo, in fase di scatto, poter azionare il live view con il pollice destro ma non poter, come ero abituato, ingrandire la scena per poter aver un fuoco preciso, costringendomi ad utilizzare la mano sinistra per premere il pulsante di zoom: la stessa mano che era già in posizione sull’anello di messa a fuoco e che aiutava ad inquadrare la scena. Analoga sensazione quando ho provato ad utilizzare il 100-400mm L f/4.5-5.6 IS duplicato a 800mm, dove l’aver dovuto spostare la sinistra mi ha comportato la perdita dell’inquadratura (a 800mm pochi centimetri di movimento diventano decine di metri…). Il display è notevolmente luminoso anche in pieno giorno e molto preciso nella valutazione dello scatto, da qualsiasi angolazione lo si guardi. Decisamente pratico il clinometro nel mirino per tenere a bada orizzonti pendenti e linee cadenti nel caso del grandangolo. La scelta dell’esposizione in modalità valutativa non tradisce un colpo in tutte le modalità (P/Av/Tv) riempiendo sempre in modo sapiente l’istogramma. Qualche esperimento con l’HDR: tra le varie modalità quella che mi è sembrata più utilizzabile in un contesto di uso reale è il preset “normale”, che restituisce risultati molto equilibrati e poco carichi d’effetto: giusto per recuperare situazioni con un estremo sbilanciamento tra luci e ombre. I preset artistici mi danno più l’idea di qualcosa per giocherellare con “effetti speciali” che a lungo andare stancano. Rimando dell’idea che sia comunque meglio fare questo tipo di elaborazione in un secondo momento, davanti ad uno schermo più grande e con la possibilità di lavorare anche sui parametri di miscelazione degli scatti multipli, cosa che permette il software in dotazione DPP. (non sarebbe male in un eventuale aggiornamento firmware la possibilità di personalizzare i preset) Rientrato a casa, qualche scatto ai gatti in luce diurna, senza accendere luci, e serale con le lampade a basso consumo, hanno torturato le capacità agli alti ISO e la messa a fuoco in scarse condizioni di luce. Qui solo il 100-400mm ha faticato un po’, ma non giocava decisamente sul campo per cui è studiato. Dopo aver provato qualche scatto “jpeg in camera”, con una pulizia rumore apprezzabile, ho preferito utilizzare RAW perché nonostante il notevole rumore aggiuntivo da gestire sono riuscito ad ottenere più dettaglio e profondità delle sfumature nel soggetto interessato. Il jpeg rimane comunque una soluzione interessante in caso di scatti ad alti ISO, dove è più importante l’immediatezza della consegna dello scatto, in formato utilizzabile, piuttosto che una qualità certosina ma più laboriosa. Alla fine della giornata le sensazioni sono positive, anche se qualche perplessità rimane in alcune scelte di utilizzo (questione di abitudini e gusto personale suppongo), tra cui la scelta di espandere molti dei menù di raro utilizzo, che una volta rimanevano relegati in sotto menù (come i settaggi che stavano sotto C.Fn) e che ora si trovano a scorrere obbligatoriamente quando si cerca una funzione particolare, creando un po’ di smarrimento e a volte lentezza, per via di tutte le voci presenti nel menù. È vero che c’è sempre il campo myMenu personalizzabile, ma purtroppo permette l’inserimento di sole 6 voci tra le molteplici disponibili e quindi costringe a sacrificare sempre qualcosa che si vorrebbe più a portata di mano. Per finire, come impressioni dopo una giornata di scatti, mi sento dire che la macchina si conferma migliorata sotto praticamente ogni aspetto, forse non in tutte le funzioni si avverte un balzo tecnologico estremo, magari idealizzato dal tempo trascorso dall’uscita del modello precedente, ma nell’insieme il tutto si comporta in modo affidabile e soddisfacente. Ricordo che quanto detto è frutto di osservazioni e considerazioni soggettive e personali derivate da solamente qualche giorno di utilizzo e quindi suscettibili a cambiamenti di opinione dettati da una maggior conoscenza del mezzo che solo un maggiore utilizzo sul campo potrà portare.

http://www.paolorossi.me/End_User/End_User.html

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