L’intervista a Paolo Cantarella

DF: Discorsi fotografici oggi ha il piacere e l’onore di avere come ospite Paolo Cantarella, un fotografo veneziano che abbiamo avuto modo di conoscere tramite la grande rete, ma che ci ha subito appassionato con i suoi scatti e i suoi consigli di postproduzione, con un sito che devo dire è veramente interessante perché si vede che è fatto con passione. Ciao Paolo, come va oggi?

PC: Ciao a tutti, bene grazie

DF: Iniziamo subito, Paolo Cantarella, sul tuo sito leggiamo: Classico di istruzione, informatico di professione, viaggiatore per vocazione, fotografo per passione, puoi parlarci di queste tue quattro qualità?

PC: questi quattro punti che penso dicano qualcosa di qualità, quando dico Classico, parlo del fatto che ho studiato il liceo classico credo che questo influenzi in qualche modo il mio modo di vedere e pensare, influenza le cose che mi piacciono, penso e giudico, influenzano il modo in cui guardo l’arte per quanto riguarda la letteratura, il cinema, la musica, probabilmente influenza anche il modo con cui vedo la fotografia.
Poi dico di essere un informatico di professione, questo perché dopo la maturità classica ho scelto di studiare e laurearmi in informatica e oggi, in effetti, è quest’ultima che mi dà da mangiare, può sembrare strano, perché qualcuno pensa che dopo il liceo classico debba continuare con degli studi classici, in verità sono sempre stato un po’ diviso tra gli studi classici e la mentalità scientifica, in ogni caso, penso che anche questi studi sull’informatica mi abbiano aiutato nella fotografia digitale, soprattutto sotto l’aspetto tecnico, il discorso dei bit, byte, l’istogramma, il raw, la matrice di Bayer, i spazi colore, tutti concetti che non sono impossibili da capire per chi non ha una cultura informatica, ma che risultano più comprensibili per chi magari l’ha studiata.

DF: Sì, infatti sei partito avvantaggiato

PC: Sì, da questo punto di vista sì, sicuramente, poi sottolineo il fatto di essere viaggiatore per vocazione e quando lo dico parlo anche per l’emozione che ogni volta provo nel partire per una nuova destinazione. Ho cominciato tardi a viaggiare, dopo l’università, ora provo del fascino per tutto il Mondo, ma le ultime mete che mi ispirano di più sono l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia, le grandi città in generale mi emozionano di meno rispetto agli spazi naturali e ai piccoli villaggi, fra l’altro penso che nelle mie foto i soggetti che mi piacciono di più sono le persone, rispetto all’architettura e ai paesaggi, provo un fascino incredibile nel vedere come vive la gente, se sia su un paesino desolato sull’Himalaya, che in inverno è così rigido da essere insopportabile, o  un villaggio in Africa o in una tenda nomade nel deserto o una casa galleggiante sui fiumi del Vietnam, quello che mi affascina è vedere come l’uomo si sia adattato a tutto, e dove vado incontro delle persone che sembrano veramente soddisfatte di quello che hanno, non hanno veramente bisogno di più di quello che hanno, i bambini sono sorridenti ovunque anche quando non hanno nulla, che si divertono con qualche giocattolo auto costruito e sembra che abbiano veramente tutto, gli uomini e le donne che lavorano fanno veramente tanta fatica, e quando smettono di lavorare per farti un sorriso, per salutarti, e poi magari penso a noi che siamo pieni di tutto e non siamo mai contenti. L’ultimo punto come dico, fotografo per passione, penso che sia una diretta conseguenza del punto precedente, tutto è nato dal fatto che volevo portare a casa delle emozioni che provavo durante i viaggi, all’inizio, come credo tutti, scattavo con una compatta  e facevo delle foto ricordo, andavano più che bene, perché cercavo di cogliere quei momenti da ricordare, poi vedendo anche gli autori famosi di libri molto belli di fotografia, ho visto che la fotografia poteva dare molto di più e ho cercato di migliorare, negli ultimi viaggi penso che la fotografia sia l’elemento più importante di questi ultimi, se dovessi tornare a casa senza foto, per qualsiasi motivo, tipo si rompa la scheda di memoria, mi sembrerebbe quasi di non aver viaggiato, anche se devo dire che il viaggio fotografico è una grande fatica, portarsi dietro la macchina con tutta l’attrezzatura per i monti, nel deserto, in barca, sui fiumi, vicino al mare, con il rischio sempre di rompere o di perdere qualcosa.

DF: Ascolta Paolo, volevo chiederti, di viaggi sul tuo sito possiamo ammirarne tanti, sia in Italia che all’Estero, ne hai qualcuno che ti ha emozionato più di altri anche da un punto di vista fotografico?

PC: La prima domanda non è facile, ci sono tanti posti bellissimi nel Mondo, a partire da Venezia, ogni volta che torno a casa da un viaggio, penso sia davvero un posto ineguagliabile, però se dovessi scegliere un viaggio che mi è piaciuto veramente molto e che mi ha emozionato è sicuramente la Namibia, intanto un paese bellissimo, molto vario, è stata la mia prima esperienza in Africa, prima ero stato anche in Egitto, ma qui parliamo di un’Africa totalmente diversa, l’Africa degli animali, gli spazi immensi, con anche dei contrasti, c’è il deserto e la natura rigogliosa, con le popolazioni indigene che sono delle persone bellissime da fotografare. Il viaggio è stato veramente molto bello, dormivamo in tenda, avevamo la cucina da campo e ogni giorno un paesaggio diverso. Anche dal punto di vista fotografico è una terra che regala emozioni continue, paesaggi mozzafiato, gli animali, la vita che sembra che cresca tra gli ambienti più inospitali al Mondo e anche dal punto di vista della luce, una luce molto bella.

DF: Hai sempre fotografato o magari sei riuscito a spengere la macchina e a goderti il paesaggio?

PC: Diciamo che quando vedo qualcosa, mi piace sempre fotografarla, sì mi piacerebbe avere il tempo ogni tanto per godermi di più i miei viaggi, ma siccome faccio sempre tutto di corsa, c’è sempre qualcosa da fotografare, un ritratto di una ragazza fatto durante il viaggio in Namibia ha riscosso molto interesse come anche una foto delle dune del deserto è stata pubblicata nel sito del National Geographic e un piccolo racconto che avevo scritto corredato da una serie di foto è stato pubblicato sul sito della Nikon Italia, sono state belle soddisfazioni.

DF: Vorrei aggiungere una domanda, visto che tu cerchi sempre di cogliere l’attimo, volevo sapere se per caso porti conte anche una compatta, magari tutti i giorni?
PC: No, non la porto, anche perché fotografo quasi esclusivamente quando sono in viaggio, quasi mai a casa, anche se vivo in una delle città più belle del Mondo ho fatto poche foto a Venezia, sembra sempre che quando una persona viaggi possa vedere sotto la superficie di un paese, e sembra poterlo cogliere con la macchina fotografica, invece quando fotografo Venezia mi sembra di non riuscire a dare tutto quello che è la città, sembrano sempre incomplete le mie foto di Venezia, invece sono molto soddisfatto delle foto di altri paesi, forse perché conoscendoli meno sembrano esprimere maggiori emozioni.

DF: Dal momento che sul tuo sito hai linkato Steve McCurry e Ansel Adams quanto hanno influito questi grandi fotografi nel tuo stile, e sempre secondo te è dannoso farsi influenzare da questi grandi artisti per il nostro stile personale?

PC: Io ho linkato Steve McCurry e Ansel Adams, ma non ho linkato il fotografo che mi piace di più in assoluto di quelli che ho conosciuto fin’ora, che è Sebastiao Salgado, non l’ho mai inserito nei miei link perché non ho mai trovato il suo sito, ho un suo libro sull’Africa che è qualcosa di incredibile, lui scatta queste foto in B/N e sembra quasi una contraddizione, perché l’Africa sembra veramente il paese dei colori, è bellissimo. Steve McCurry e Ansel Adams fanno delle foto bellissime, sembrano foto che potrebbero essere dei poster talmente la loro bellezza, McCurry in particolare ha dei colori che sono bellissimi, ma Salgado secondo me sembra come avesse una marcia in più, confrontarlo con questi due mostri sacri sembrerebbe quasi una bestemmia, ma personalmente Salgado sembra trasmettere la vita nelle sue immagini. Sul discorso dell’influenza dico che questi e anche altri fotografi mi hanno aperto gli occhi su cosa possa essere la fotografia, come ho già detto, prima di conoscere questi fotografi facevo delle foto che sembravano immagini ricordo, poi ho cominciato a chiedermi cosa facesse la differenza fra una foto bella e una brutta, tra una mia foto e una foto di Salgado o McCurry ed ancora oggi lo faccio, è una cosa importante per progredire, tanto per fare un esempio, in una foto di Steve McCurry c’è sullo sfondo il Taj Mahal con il tramonto dietro e il treno che passa, quando vede una foto del genere, dopo averne viste migliaia visto sempre dalla stessa inquadratura in tutte le ore del giorno e della notte, questo fa capire come una cosa vista molte volte, fotografata in modo diverso, in questo caso è veramente straordinario, quindi non penso di vedere le foto degli altri e di copiare le idee e le inquadrature, però studiare cosa fanno gli altri fotografi è uno stimolo continuo, guardo tanti fotografi di alto livello e sono quelli che possono darti più stimoli e ispirazioni.

DF: Ti confronti con fotografi che utilizzano gli archivi fotografici online, tipo Flickr?

PC: Sì, ho un gruppo di amici che fanno foto e poi le mettono su Flickr e altri siti simili, mi piace vedere anche le loro foto e trovo spesso degli spunti molto interessanti e diversi da quelli di autori più classici, penso che veramente si possa imparare da tutto e da tutti, non solo dal mondo fotografico, mi piace anche il mondo del cinema, e secondo me anche da lì si possono cogliere degli spunti interessanti.

DF: Da un punto di vista prettamente interiore, tendo a dividere la fotografia in tre fasi temporali, la fase del momento, scatto e visione della foto al ritorno a casa, quale di questi tre momenti ti emoziona di più?

PC: Difficile dirlo, direi che quasi mi sembrano lo stesso momento, la stessa emozione, adesso che con il digitale è possibile rivedere immediatamente la foto, l’attesa del momento favorevole che può essere l’attesa di un espressione di un ritratto o una persona che passa per creare un centro di interesse per una foto, mi capita spesso che un elemento umano impreziosisca un contesto urbano, o anche la combinazione di elementi che si devono accostare in modo armonico nel quadro, penso ad esempio ad una foto che ho fatto di recente in Marocco in cui ho atteso che un gabbiano posasse la sua ombra su un muro bianco per completare l’inquadratura di una finestra blu che bilanciasse l’immagine, ecco questa attesa è sicuramente emozionante, anche se mi sembrerebbe un emozione monca se non ci fosse l’ebbrezza di schiacciare il pulsante di scatto per cogliere il momento giusto, e anche questa è una cosa quasi temporanea perché si ha l’emozione di vedere se poi si è colto il momento, quindi mi sembra quasi un emozione unica.

DF: Hai mai preparato uno scatto o una serie di scatti, oppure improvvisi sempre ?

PC: Come dicevo anche prima, la maggior parte delle foto che faccio, circa il 90% sono foto di viaggio, e di solito improvviso, diciamo che nei miei viaggi non so ogni giorno cosa mi aspetterà il giorno dopo o come lo dovrò affrontare, mi piace prima di partire studiare il percorso, leggere le guide, vedere anche le foto dei posti che dovrò visitare, ma non mi capita quasi mai di dover immaginare come scattare o che tipo di foto vorrò fare, anzi prima di partire penso poco alle foto mi piace di più capire la storia, la cultura del paese. Mi è capitato qualche volta di preparare degli scatti qui a Venezia, mi è capitato di raccontare la vita lavorativa ed extra-lavorativa di una persona che conosco che di professione fa l’artigiano che nel tempo libero si diletta a vogare la veneziana, siccome alla fine volevo disturbare il mano possibile il suo lavoro e i suoi allenamenti, ho dovuto in un cero senso pensare in anticipo alle foto che dovevo fare, mi è capitato di andare prima in negozio senza fotocamera per studiare un attimino la luce, vedere che tipo di lavoro facesse per immaginare un attimo le soluzioni, e poi quando sono andato a farle, altre foto sono uscite fuori quasi in automatico, per la parte relativa alla voga, richiedeva intanto una barca d’appoggio che seguisse quella del soggetto, e anche qui mi sono messo a pensare degli stati prima, a casa, avevo un po’ paura che la voga, non essendo uno sport spettacolare, magari come il calcio, le foto risultassero tutte uguali, avevo immaginato prima foto dall’interno della barca e del remo che spruzza acqua, con un tempo molto veloce in modo da congelare il momento

DF: Hai iniziato con la fotografia analogica o direttamente con quella digitale, visto che fotografi maggiormente quando viaggi, che attrezzatura usi normalmente e quanta post-produzione fai al ritorno

PC: Ho cominciato con la fotografia digitale, mi ha aiutato tantissimo, perché permette di sbagliare a costo zero così da imparare facilmente dai propri errori, la macchina per ogni foto che scatta registra le impostazioni, e a casa si possono rivedere per capire l’effetto che si ottiene con quel tempo e quell’apertura, una volta leggendo i manuali, che sono gli stessi anche per il digitale, dicevano di portarsi dietro carta e penna per segnarsi il tempo e l’apertura per ogni foto scattata, questo con il digitale è diventato molto più semplice, poi con l’istogramma vediamo se la foto e sottoesposta o sovraesposta, a casa è molto semplice raddrizzare le immagini storte, che vengono sempre, ed è capitato, soprattutto agli inizi di ritagliare le immagini per trovare nuove inquadrature perché soprattutto all’inizio una persona non ha l’occhio per capire la giusta inquadrature e soprattutto agli inizi può essere utilissimo, non dico che non si potesse fare anche con l’analogico, ma cominciava ad essere un po’ più complicato, perché una volta tagliata la foto quella rimaneva, penso che adesso questa tecnica aiuto l’occhio, e poi vedo che adesso gli scatti che faccio hanno un inquadratura che mi piace, magari qualche volta si lascia un bordino per limare l’immagine, quindi magari taglio qualche pixel, però essenzialmente sono già inquadrate correttamente o almeno come le voglio io.
Come attrezzatura ho una Nikon D300 con il 16-85mm, che è un obiettivo che ha il pregio di essere molto versatile, và da un grandangolo decente a un medio tele, lo tengo molto spesso montato, poi ho un tele che è un 55-200mm e un paio di obiettivi fissi, un 35mm f1.8 e un 50mm f1.4 che uso soprattutto quando c’è meno luce o quando mi serve una profondità di campo molto ridotta.
Per quanto riguarda la post-produzione scatto solamente in RAW, quindi la post-produzione è d’obbligo, secondo me è una cosa bellissima, perché quando portavi i rullini a sviluppare la qualità dell’immagine dipendeva soprattutto dallo sviluppo e la stampa, tanti pensavano che il risultato fosse standard, invece non è così perché i colori, il contrasto, la saturazione dipendevano tantissimo dal tipo di pellicola e dal tipo di carta su cui veniva stampato e anche dalla professionalità di chi stampava, andando da un qualsiasi laboratorio fotografico non si conosceva la qualità degli acidi e tantissimi altri fattori che non erano controllabili dal fotografo, invece adesso mi sembra che sia tutto più controllabile, e qualsiasi utente se ha voglia di imparare ha la possibilità di regolare di fino ogni parametro, ad esempio, quando si scatta la luce passa attraverso l’otturatore e arriva fino al sensore, qui interviene la macchina fotografica che col suo computer interno imposta alcuni parametri come il bilanciamento del bianco, il contrasto, la saturazione e la nitidezza, chiaramente questi sono fatti in automatico, uno potrebbe intervenire manualmente su questi parametri prima di scattare, sicuramente uno di questi, come il bilanciamento del bianco, capita di regolarlo, dubito che ci sia qualcuno che cambia le impostazioni in base al tipo di fotografia che stanno scattando, io preferisco lasciare tutto nel modo più neutro possibile e fare una regolazione di fino in base alla foto che ho fatto, scatto per scatto decido io se la foto merita di avere più o meno contrasto, e la trovo una cosa utilissima.

DF: E’ una fase anche molto divertente, personalmente è un momento che mi piace tantissimo, perché è un momento che sei tu da solo con le tue foto, un po’ com’era con la camera oscura una volta, ora c’è solo la luce intorno a noi.

PC: Sono d’accordissimo, primo penso che sia la stessa soddisfazione di veder nascere le cose com’era in camera oscura, fisicamente non l’ho mai fatto, quindi non posso fare questo confronto preciso, però penso che rispetto a premere il pulsante di scatto e sperare che gli automatismi della macchina facciano il resto sia molto più soddisfacente.

DF: Bene noi abbiamo terminato, il tempo è volato, ed è stata veramente un’intervista interessante e simpatica, invitiamo tutti i nostri lettori del sito a rileggere le trascrizioni. Grazie mille Paolo, ci sentiamo presto.

PC: Grazie e buona serata ai vostri ascoltatori, ciao.

 

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