L’intervista a Giovanna Griffo

Da oggi, grazie alla grande pazienza di Cristiano Testa, pubblicheremo i testi delle nostre interviste su podcast, un modo per rileggere ciò che si è sentito e, perché no, condividerlo più facilmente con chi vogliamo! Le interviste saranno riprodotte in ordine cronologico. Buona lettura!

Il link al podcast originale lo trovate qui, non dimenticate di visitare anche il suo sito!

DF: Oggi abbiamo l’onore di aprire questa serie di interviste con la fotografa di Latina Giovanna Griffo che è stata estrememente gentile a voler partecipare ed è anche una persona molto simpatica, e siamo veramente lieti di potervi offrire questa occasione di poter imparare qualcosa da lei.

DF: Ciao Giovanna, sei contenta di partecipare a discorsi fotografici?

GG: Ciao a tutti, sono talmente contenta che ho aggiornato il mio status su Facebook, quindi adesso tutto il mondo lo sa.

DF: Presentiamo un pochino Giovanna, lei come molti di voi già sapranno, è quella che si può definire una figlia d’arte, immaginare una bambina che sin da piccola gioca con la fotografia, con l’arte visiva, in un certo senso vederla crescere e diventare una bravissima fotografa, è proprio l’essenza di discorsi fotografici, appunto la storia che c’è dietro uno scatto o la storia che c’è dietro un fotografo, non dimentichiamo che a noi piace parlare anche di tecnica, Giovanna vuoi aggiungere qualcosa su di te per chi magari non ti conosce?

GG: Sono figlia di una pittrice e di uno scultore e mi ritengo fortunatissima, perché è da quando sono piccola che ho modo di vivere, sperimentare il mondo dell’arte, affinare la cultura del bello, ma soprattutto ho avuto una grandissima fortuna, quella che mio padre oltre ad essere uno scultore e pittore è anche appassionato di fotografia, e quindi già da quando ero piccola all’età di 6 anni mi portava con lui in camera oscura, e quindi potete immaginarvi una bambina di quell’età provare quell’esperienza fantastica, e quindi da lì è nato tutto e sono più di 30 anni che faccio un po’ di pazzie con la fotografia.

DF:  Belle pazzie!!

GG: Sì, io penso che al giorno d’oggi ci si sia dimenticato che la fotografia è divertimento, spesso la gente si prende troppo sul serio, bisognerebbe ricordarsi che è bello anche giocare con la fotografia.

DF: oggi vengono immesse sul mercato moltissime fotocamere Prosumer, compatte, in modo tale che così gli amatori possono avvicinarsi facilmente alla fotografia, però ovviamente la qualità ne risente 

GG: Questo indubbiamente sì, ma io sinceramente sono molto a favore di questa opportunità che ci viene offerta dalla tecnologia, questo perché quando si comincia a fotografare non ha certo bisogno della fotocamera al top della gamma per cominciare ad imparare, anzi è bene che cominci con qualcosa di più accessibile, anche perché l’investimento iniziale deve essere ridotto, non si può pensare di spendere migliaia di euro per comprarsi la super fotocamera e poi non sapere neanche da che parte cominciare.

Poi secondo me la cosa più importante è che la fotografia digitale con la spesa di poche centinaia di euro per comprare una compatta, è quello di poter vedere immediatamente il risultato delle proprie fotografie, e questo penso sia molto utile e importante per il processo di apprendimento che diventa molto più rapido rispetto al passato quando si usava la pellicola, con la quale dovevamo aspettare settimane per vedere i nostri risultati. Sicuramente la qualità non è alla pari di una reflex al top della gamma, ma ricordiamoci che la fotografia non è soltanto tecnica e non è soltanto qualità, ma fondamentalmente è la comunicazione del messaggio, e chiunque con qualsiasi mezzo a disposizione, anche un foro stenopeico, può produrre qualcosa di significativo. Quindi ben vengano.

DF: Prendiamo la palla al balzo e ti chiediamo come si chiede a tutti, sia artisti che tecnici, quale attrezzatura usi? Analogica, digitale?

GG: Sono partita ovviamente con l’analogico 30 anni fa, ho cominciato con una Leica di mio padre, che ovviamente gli rubavo perché la teneva ben nascosta, ed aveva un obiettivo unico da 90mm e con questa macchina fotografica ho scattato per 20 anni, sono passata al digitale relativamente tardi, nel 2005 ho preso la mia prima macchina digitale, era una Nikon D70, che posseggo ancora, tenuta come un cimelio, dopodiché mi sono un po’ evoluta e sono passata alla Nikon D80,  attualmente posseggo una D700. Come corredo fotografico parto da un grandangolo 14-24mm Nikon, poi ho preso un bellissimo 50mm F1.4 col quale mi diverto a fare ritratti e foto un po’ particolari, poi ho un obiettivo macro, il 105mm micro, col quale mi piace esplorare i piccolissimi mondi nascosti, e poi non poteva mancare un bel tele il 70-200mm Nikon che è fantastico, anche se devi avere il braccio da culturista per portarlo in giro, ma ne vale la pena.

DF: E’ un ottimo corredo, abbiamo pubblicato sul nostro sito un articolo che parla degli obiettivi F1.4 e come certe macchine ingannino il sensore. Entriamo nel cuore di questa intervista, secondo te, visto che sei un a donna, credi che a livello generale possano esserci divergenze di visione e sensibilità tra l’uomo fotografo e la donna fotografa?

GG: Sì, fondamentalmente sì, è una cosa che ho sempre ritenuto verissima, tanto che con i miei amici mi diverto a fare un gioco, scegliamo 20 fotografie a testa che devono essere miste, scattate da fotografi maschi e femmine, dopodiché all’altra persona faccio vedere le foto che ho scelto e lui deve indovinare se quella foto è stata scattata da un uomo o una donna, spesso mi piace fare questo gioco scegliendo un genere particolare, perché con troppi generi differenti diventa troppo complicato, spesso scelgo i ritratti e le foto glamour, vi posso dire che in questo gioco sono bravina, al 99% sono in grado di capire se il fotografo è maschio o femmina, voi vi chiederete perché, perché fondamentalmente è molto differente tra uomini e donne il modo con cui guardano il mondo, e soprattutto certe categorie di cose, come le persone, i bambini, altri uomini o altre donne. Ognuno ha una propria sensibilità, sicuramente l’universo femminile ha delle prerogative diverse da quello maschile, perché si sa che anche per una questione culturale la donna è sempre stata abituata ad avere un rapporto più intimo, più fisico, col fatto che deve accudire i propri figli, quindi ha un empatia molto più forte verso il prossimo, mentre l’uomo si sà è un pochino più restio, ad essere empatico, a trasmettere le proprie emozioni, anche se con questo non voglio generalizzare, ci saranno uomini sensibilissimi e donne ciniche.

DF: Quindi secondo te è vero che mediamente le donne ottengono un risultato migliore nel fotografare i bambini e il loro mondo?

GG: Sì secondo me sì, mediamente, non volendo fare di tutta l’erba un fascio, in generale sì, le donne hanno questa opportunità, questa prerogativa di poter “creare” la vita, quindi di essere donna e di diventare madri, questo penso dia loro un sesto senso in più per arrivare a creare una relazione con i bambini molto più vera di quanto non riesca a fare un uomo, questo lo vedo soprattutto nelle fotografe donne che ho il piacere di conoscere.

DF: E allora perché non ci dai qualche suggerimento per migliorare le nostre fotografie di bambini? soprattutto a noi uomini!!

GG: Vi dico cosa faccio io quando devo fotografare i bambini, penso che la cosa più importante sia diventare noi stessi bambini, dimenticarci per tutto il tempo che stiamo con loro della nostra età, buttarci per terra, lanciare le cose in aria, gattonare se c’è bisogno, perché l’errore più classico che si può fare è quello di non fotografarli alla loro altezza, quante volte vi è capitato di vedere quelle foto dall’alto che li schiaccia poverini, invece no, buttiamoci a terra e cominciamo a giocare con loro, i bambini spesso sono diffidenti, devi riuscire a catturare la loro fiducia, e un trucchetto che uso spesso, è quello di fargli vedere le foto che gli scatto dal display della fotocamera, e quando si rivedono impazziscono, gli piace molto, anche perché i bambini sono molto esibizionisti, hanno questo grande senso di protagonismo, e quindi quando si rivedono ritratti immediatamente nello schermo impazziscono e vogliono continuare a scattare. Un altra cosa molto carina che vi consiglio di sperimentare con bambini dai 6 anni in sù, è quello di dare a loro la macchina fotografica, io l’ho fatto e gli ho dato la mia D700 che non è proprio leggerina, gli ho spiegato come prenderla,  e lui ha cominciato a fare le foto a me, quello che ha tirato fuori è stato incredibile, secondo me ci sono delle sorprese che non possiamo lontanamente immaginare se riusciamo a calarci nel loro mondo.

DF: Cambiamo argomento, i tuoi scatti in bianco e nero, che abbiamo visto pubblicati su monocromie, sono davvero interessanti, abbiamo notato che prediligi l’effetto drammatico del grandangolo inquadrando soggetti in primo piano e sfondi paesaggistici, c’è un particolare motivo artistico?

GG: Ovviamente sì, il motivo artistico qual’è, è quello che quando fotografo, non soltanto paesaggi con il super grandangolo è quello di interpretare ciò che vedo, a me non piace fare documentazione, per carità, faccio anche fotografia documentativa, ma il mio scopo è quello di interpretare la realtà, e sicuramente il fatto di utilizzare un grandangolo mi permette di offrire una visione del mondo mai vista prima, perchè il nostro occhio non vede come può vedere un grandangolo, quindi anche il fatto di vedere questi soggetti molto da vicino cambia drasticamente le proporzioni, quindi gli oggetti vicini sembrano diventare enormi rispetto al paesaggio circostante, oppure al contrario, spesso potrete vedere nelle mie foto delle persone piccolissime rispetto a questa natura gigantesca che sembra sovrastarli, e in questo il grandangolo aiuta molto per poter offrire una visione un po’ esasperata della realtà intorno a noi. Diciamo che è la mia lente preferita, forse qualcuno se ne sarà accorto.

DF: Visto che parlavamo di bianco e nero, secondo te esistono soggetti particolarmente adatti al bianco e nero rispetto ad altri?

GG: Sicuramente si, infatti spesso mi arrabbio con le persone quando vedo fotografie fatte in bianco e nero, quando quest’ultimo non centra nulla, e dico perché l’hai fatta in bianco e nero, ultimamente sto notando che c’è questa cosa di usare il B/N a sproposito, come una salsa da mettere su tutti i piatti, ma non è così, il colore è messaggio, e ci sono alcune fotografie che sul colore basano tutto il loro contenuto narrativo, se mi togli il colore mi stai snaturando la comunicazione della fotografia, il B/N è un fortissimo linguaggio interpretativo della fotografia, il B/N significa ridurre all’essenziale, significa togliere tutto, togliere il colore e lasciare solo l’essenzialità delle forme, quindi in questi casi si può ben capire che non tutte le fotografie sono adatte per essere fatte in B/N, ci deve essere una ricerca molto accurata della luce, una ricerca compositiva molto forte altrimenti quello che rischiamo di avere è una fotografia dalla banalità sconcertante, anche perchè il B/N in sé tende ad appiattire le differenze tonali, quindi se non abbiamo costruito la giusta fotografia con i giusti toni, quello che otteniamo non è detto che sarà soddisfacente.

DF: Infatti spesso si usa il B/N per ottenere un effetto artistico, che poi in realtà viene rovinato da un uso improprio.

GG: Penso che sia per scimmiottare i fatti del passato, perché come le primissime fotografie dei fotografi del passato che erano in B/N perché il colore non esisteva, forse c’è questa aura del B/N visto come fotografia d’autore o d’elite, peccato non vada sempre bene.

DF: Rimaniamo in questo ambito della foto interiore, dell’osservazione, una delle regole della fotografia è quello di fotografare senza osservare, sei d’accordo con questo? Tu prepari tutte quante le tue uscite fotografiche o improvvisi qualche volta?

GG: Riguardo la prima domanda, se si può fotografare senza macchina fotografica, assolutamente sì ed è la cosa che consiglio a tutti i neofiti e a tutte quelle persone che si approcciano alla fotografia, quello di uscire e di fare delle fotografie prima con la propria testa, infatti quando esco con qualcuno che ancora deve imparare i rudimenti della fotografia, e mi chiede di fare un uscita insieme, gli dico sì ok usciamo ma senza macchinetta fotografica, perché bisogna imparare a guardare il mondo senza quell’ansia da scatto, perché altrimenti se hai la macchinetta fotografica in mano, qualsiasi cosa vedi che cattura la tua attenzione cominci a scattare a raffica, senza fare la benché minima riflessione su ciò che stai scattando, e questo non va bene, il fatto di non avere la macchina fotografica ti porta a riflettere molto di più, ti porta a guardare meglio la luce, a scorgere quei particolari che magari mettendo l’occhio dentro il mirino non vedresti. E’ un esercizio che va fatto spesso e volentieri.

Se preparo tutte le uscite fotografiche oppure no, sinceramente dipende, ci sono sicuramente occasioni in cui magari stai lavorando su un progetto, un portfolio, un tema, ovviamente le fotografie vanno programmate prima, sicuramente va pianificato anche il meteo, come nel mio caso che spesso faccio fotografie paesaggistiche ed il meteo è una variabile importante per decidere se fare o meno l’uscita fotografica, e poi c’è anche il piacere di cogliere quelle cose estemporanee che magari ti capitano in un battito di ciglia e sono lì in quel momento e non in un altro e quindi è la classica fotografia estemporanea che ti capita all’improvviso per strada, è il bello della fotografia, la puoi creare oppure ti può capitare, lì devi essere pronto a coglierla.

DF: Con questo posso dire che la tua risposta è in linea con il sito, vorrei aggiungere una domanda, porti per caso una compatta con te, perché magari camminando dici oggi fotografo questa cosa perché mi interessa invece di osservarla soltanto, come un taccuino.

GG: Sinceramente no, so che molti lo fanno ed è una cosa buona, ma io preferisco farlo mentalmente, utilizzo il mio taccuino mentale.

DF: Adesso arriviamo ad una domanda scottante, quanto è importante il fotoritocco nella tua attività

GG: E vai!! la volevo questa domanda, così apriamo la bellissima diatriba Photoshop contro il bello assoluto!

DF: La domanda è: la fotografia deve essere semplicemente descrittiva del momento, oppure credi che ci si possa permettere di fare delle modifiche anche sostanziali in post-produzione?

GG: Io penso che su questo argomento bisogna fare un distinguo fondamentale, esistono due tipologie di fotografia, fotografia intesa come documentazione, come ad esempio la fotografia di reportage per la quale è richiesta la veridicità assoluta, quindi non posso pensare che nella fotografia di reportage che siano possibili interventi di post-produzione volti a snaturare l’essenzialità della foto, altrimenti smetterebbe di essere reportage che è la documentazione di un evento, di un fatto con la massima oggettività possibile, quindi in quel caso assolutamente no, non accetto un intervento di post-produzione, mentre in tutti gli altri casi di fotografia creativa, interpretativa, come potrebbero esserci moltissimi esempi come la fotografia pubblicitaria, di moda, oppure nel paesaggio, ben venga l’intervento creativo perché essenzialmente ci permette di liberare la nostra creatività, quello che vogliamo esprimere, la nostra visione del mondo, anche perché la fotografia non hai mai mostrato la realtà, mostra l’idea che se ne ha, questo però facendo un patto di onestà intellettuale, quindi devo essere molto onesta verso il mio osservatore, fargli capire che quello che gli sto mostrando è la narrazione di un evento, di un fatto sociale, storico, oppure semplicemente la mia visione del mondo, penso che questo sia molto importante per l’osservatore.

DF: Quindi secondo te si può partire da una fotografia e modificarla fortemente, fino a farla diventare una sorta di dipinto

GG: Volendo sì, perché no, perché porre questo tipo di limite? L’importante è che tutto ciò sia evidente, sia palese, sia espresso, non mi piacciono questi casi in cui si fa una forte manipolazione e poi si dica che è uscita così dalla fotocamera, così no!

DF: Viceversa quanto ha senso una foto di un’opera d’arte pittorica 

GG: Ha senso solamente quando vogliamo fare la riproduzione di un opera d’arte, magari un catalogo, riproduzioni, anche se è molto difficile farle in maniera fedele, basti pensare solamente alla fedeltà cromatica difficilissima da ottenere, quindi la vedo come un settore molto specialistico mirato soltanto alla documentazione.

DF: Oppure magari usarla come elemento all’interno della composizione, nel senso fare una foto a qualcuno che osserva un quadro famoso.

GG: Non sto più fotografando un opera d’arte ma il suo contesto, potrebbe essere un reportage.

DF: Infine ti chiediamo di parlarci di Maxartis, di spiegare questa creatura, noi di Discorsi Fotografici siamo molto interessati a condividere, perché poi alla fine è questo il messaggio, più si moltiplicano le possibilità di condivisione, più tutti ne beneficiamo.

GG: Infatti Maxartis è nato proprio per questo, è nato come la necessità di avere un luogo dove poter diffondere la cultura fotografica e soprattutto lo scambio, il confronto, la crescita onesta. E’ nato nel Dicembre 2005, siamo prossimi al quinto anno di età, l’intento iniziale del sito è sempre rimasto lo stesso, ovvero offrire a chiunque un luogo dove poter avere un confronto onesto e costruttivo, questo perchè Maxartis ha uno stile assolutamente in controtendenza, basti solamente guardare a Flickr, allo stesso Facebook, la chiamo la cultura del nulla, dove non c’è assolutamente un confronto costruttivo, ma al massimo puoi ricevere come feedback sulle tue fotografie un bellissima oppure un fa schifo, in entrambi i casi sono critiche che non ti aiutano, perchè sia in caso positivo che in caso negativo, avrei bisogno di una critica argomentata che è quella quella persona mi dica perchè quella fotografia gli piace, oppure perchè non gli piace, cosa ancora più importante, perchè da una critica posso imparare tanto, e quindi Maxartis è nato proprio con questo scopo, offrire un posto dove le persone imparassero anche a fare delle critiche costruttive, diciamocelo, è molto difficile analizzare un immagine, a tirarne fuori i pregi e i difetti, ma soprattutto ad argomentare, però devo dire che col tempo abbiamo raggiunto dei risultati molto interessanti, e oltre a questo offriamo anche tante altre possibilità all’inizio di questa intervista parlavamo di tutorial che sono disponibili sul Maxartis, ma anche tutta una serie di corsi che facciamo con incontri dal vivo in aula, è un anno che abbiamo cominciato questi workshop per dare possibilità a tutti di avere percorsi fotografici anche a livello professionale.

DF: Quanto ci è voluto per far interagire le persone, per criticare in maniera positiva gli altri fotografi

GG: E’ un percorso lungo, come ogni cosa siamo nati dal nulla, eravamo 4 persone quando abbiamo cominciato con Maxartis, adesso siamo più di 5000 utenti e devo dire che in 5 anni il percorso di crescita è stato lungo però è sempre stato molto attento, questo perché da parte nostra, mia e dello staff, c’è sempre stato un prendere per mano le persone, le abbiamo accompagnate, abbiamo cercato tutti gli strumenti per poter imparare a leggere un immagine, coinvolgendo anche altri professionisti proprio su questi argomenti, diciamo che culturalmente parlando questi non sono argomenti che si affrontano in fotografia, la maggior parte delle volte la persona si interessano di più al mezzo, quindi magari li vedi azzuffarsi per capire qual’è il migliore obiettivo sul mercato, invece di spendere un po’ di tempo per farsi un po’ di cultura sull’immagine fotografica, e quindi ciò che vogliamo esprimere con le nostre fotografie. La cosa che spesso apprezzano di Maxartis è che spesso si parla pochissimo di macchine fotografiche.

DF: Grazie Giovanna, speriamo di riaverti ancora come nostra ospite, ci sarà possibilità in futuro di collaborare in maniera più approfondita, ti faremo sapere. Grazie e buona serata

GG: Grazie a voi, ciao a tutti

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