Pino e Filippo Coscetta, nei borghi antichi la storia è vita.

Discorsi fotografici ha intervistato Pino e Filippo Coscetta, autori del bellissimo libro “Nei Borghi Antichi la Storia è Vita”, che raccomandiamo di consultare a questo indirizzo

Pino e Filippo Coscetta, il primo giornalista e il secondo fotografo-giornalista laureato in Scienze della Comunicazione, padre e figlio responsabili di un progetto ambizioso finanziato dalla Provincia di Roma “Nei Borghi antichi la storia è vita”. Raccontateci la vostra esperienza. Quali gli obiettivi di questo lavoro?

L’idea originale è stata di Vittorio Emiliani, già direttore del Messaggero, consigliere Rai, giornalista, scrittore, grande difensore dell’ambiente che nei piccoli centri storici vede una frontiera importante per la difesa del territorio e per il rilancio delle economie locali. Ci siamo messi attorno ad un tavolo e abbiamo varato il progetto ‘Nei borghi antichi la storia è vita’, che poi la Provincia attraverso il consigliere Giuseppe Lobefaro delegato ai Centri storici, ha abbracciato e con nostra grande soddisfazione, fatto suo. Il titolo del progetto racchiude la sua stessa filosofia: far conoscere i centri storici della provincia di Roma, portarli all’attenzione del grande pubblico attraverso un convegno, due pubblicazioni, un e-book e un libro stampato, una grande mostra fotografica (centocinquanta immagini) allestita a Palazzo Valentini, che è stata prorogata fino all’8 di aprile e una campagna radiofonica a sostegno dell’iniziativa. Tutte cose che hanno contribuito al raggiungimento dell’obiettivo finale: creare un movimento d’opinione per difendere e rilanciare l’economia turistica dei piccoli borghi alle porte di Roma.

Quanti Borghi avete incontrato? Quali gli aneddoti più divertenti che avete “fotografato”?

Escludendo Roma città, la provincia conta 120 comuni. Il progetto li prevede tutti. La scelta dei primi 30 è stata fatta tracciando una mezzaluna, da nord a sud, interessando i comuni collinari o montani che, per la loro stessa posizione, troppo spesso sono poco conosciuti e meno frequentati. Una ‘solitudine’ che, di contro, ha contribuito a mantenerli integri e oggi può tramutarsi nella loro vera ricchezza. Puliti, ben conservati, talvolta scarsamente abitati (a Saracinesco si contano poco più di 160 abitanti), rappresentano un patrimonio abitativo imponente e poco utilizzato che da solo potrebbe essere la risposta al consumo del suolo e salvaguardare il territorio rilanciando il recupero delle antiche abitazioni, limitando le colate di cemento di anonime periferie, autentiche brutture che talvolta ‘assediano’ questi autentici gioielli di centri storici, che rappresentano il salotto buono dei rispettivi comuni, l’argenteria di famiglia e lo stesso futuro di questi splendidi borghi murati. Pochi gli aneddoti, molti i fatti. In questi borghi si respira un’aria nuova, prevalgono l’orgoglio dell’appartenenza e il desiderio del fare. I giovani vogliono restare e, giustamente, chiedono i mezzi per non dover andar via. Creare posti di lavoro attraverso il rilancio del territorio è possibile, doveroso e con le nuove tecnologie, più facile di ieri. Il successo dell’iniziativa del Wi-Fi gratuito voluta dal presidente Zingaretti si è dimostrato vincente e da solo indica la via maestra da seguire.

Come siete riusciti a far convivere scrittura e fotografia?

Abbiamo deciso di portare avanti questo lavoro applicando le regole del giornalismo d’inchiesta, come si usava una volta nei giornali seri: giornalista e fotoreporter viaggiano insieme battendo il territorio palmo a palmo, ascoltando gli amministratori ma soprattutto dando voce alla gente comune, ai cittadini che rappresentano la vita vera di tutti i borghi. Giornate intere passate a raccogliere materiale, ad ascoltare testimonianze, a visionare documenti, ad acquisire pubblicazioni, a visitare chiese, palazzi e castelli, a percorrere piazze, vicoli stretti e improvvisi slarghi che da soli testimoniano la tanta storia che è passata di là. Dalle parole, dalle carte, dalle testimonianze nascono le immagini, gli scorci magari suggestivi ma fino ad allora anonimi. La scrittura nasce così, da un discorso corale che parte dal progetto e si sviluppa tenendo conto del materiale raccolto. Così come, attraverso la ricerca, le foto diventano la trasposizione in immagine dello scritto.

Pino, dalla cronaca di Roma su “Il Messaggero” al reportage itinerante nella Provincia. Quali differenze hai riscontrato in questo passaggio? Come si fa cronaca con il reportage?

Sono entrato al Messaggero a 22 anni, nel 1962, passando dallo Sport alle Regioni che allora si chiamavano non a caso Province, divenendo con gli anni Capo Redattore, prima delle Regioni poi dell’ufficio centrale. Con la Cronaca di Roma ho avuto sempre stretti e piacevoli rapporti di lavoro. In questa prima campagna di rilevamento promossa dalla Provincia di Roma, abbiamo riservato un taglio più giornalistico che cattedratico. Le schede dei trenta Comuni pur rilevando l’esistente (chiese, palazzi, castelli, opere d’arte, bellezze naturali e quant’altro offriva il territorio), non rispondono ai canoni che abitualmente e giustamente osservano i ricercatori professionisti o lo stesso Ministero dei Beni Culturali. Le nostre sono schede raccontate, prettamente giornalistiche, di facile lettura. Per ogni centro abbiamo cercato un taglio particolare, una microstoria locale che spesso ha contribuito a scrivere la storia nazionale. Le differenze tra l’inchiesta giornalistica e la ricerca storica, quindi, sono state minime. Abbiamo scritto le schede ascoltando la gente, cercando tra i documenti e tra le pubblicazioni più corposamente dotte, la storia cristallizzata, cercando poi di tramutare con parole e immagini le emozioni che ogni singolo centro ci aveva trasmesso.

Filippo, raccontaci in questa esperienza la più bella fotografia che non hai scattato.

Mi ripeto spesso che la foto più bella è quella che si deve ancora fare. In questo reportage fotografico sento di non aver mancato nessuno scatto né perduto alcun istante. Tutto quello che accadeva intorno a me, le luci, le ombre e le persone che vivevano i borghi, mi suscitavano emozioni che ho avuto la fortuna di catturare. Spero di vedere gli altri centri della Provincia di Roma attraverso l’obiettivo della mia macchina fotografica per provare le stesse emozioni che ho provato in questo viaggio tra colline e montagne in trenta borghi antichi ricchi di storia e di bellezza.

La copertina del libro che raccoglie foto, descrizioni e appendici turistiche è un Borgo che si erge tra le nuvole. Perché la scelta di questa foto?

L’immagine del paesino che emerge da un mare di nebbia, reale e al tempo stesso profondamente simbolica, è stata scattata dal Belvedere di Gorga appena dopo l’alba di un freddo mattino d’autunno. La scelta, dopo un’approfondita analisi del gruppo di lavoro guidato da Vittorio Emiliani, è stata dettata da una duplice esigenza: innanzi tutto realizzare una foto che potesse simboleggiare la rinascita dei borghi antichi e questa del paesino che emerge come un’isola di salvezza dal mare delle nebbie c’è sembrata la più indicativa per illustrare l’intero progetto. In secondo luogo, riservare la copertina ad uno dei trenta Comuni toccati dalla ricerca, avrebbe squilibrato il rapporto paritario della stessa ricerca che, se sul campo è stata portata avanti per zone omogenee, in fase di presentazione grafica, abbiamo proposto in rigoroso ordine alfabetico, da Affile a Torrita Tiberina.

Questo lavoro avrà un seguito? Continuerete a passeggiare e documentare altre realtà della Provincia di Roma o avete in mente altri progetti?

La campagna di rilevamento prevede in tempi relativamente brevi, l’analisi dei restanti novanta Comuni della Provincia di Roma, che porterà alla realizzazione di un’opera unica nel suo genere almeno per il Lazio, seguendo il filo logico di questo primo intervento: convegni, pubblicazioni, mostre fotografiche anche itineranti, campagne radiofoniche com’è avvenuto per questi primi trenta centri. La macchina è partita e come hanno scritto Vittorio Emiliani e il Consigliere Giuseppe Lobefaro nella presentazione del progetto ‘…La prima campagna di rilevamento promossa dalla Provincia di Roma su 30 centri storici di collina e montagna ha questo scopo: conoscere meglio per tutelare meglio, per rivitalizzare in modo corretto abitati storici altrimenti destinati all’abbandono e allo stravolgimento’, contiamo di andare avanti per contribuire ad una più profonda conoscenza dei 120 comuni della Provincia di Roma, troppo spesso messi in ombra dall’imponente e invadente storia della capitale, sperando e puntando sulla ‘Capitale Metropolitana’, dove ogni Comune della provincia rappresenti una ricchezza, un’opportunità, un posto dell’anima dove vivere è bello e, molto spesso, anche economicamente conveniente. Nell’immediato futuro pensiamo a portare avanti questo progetto, magari insieme ad altre iniziative legate al territorio, che il nostro gruppo di lavoro ha già in cantiere.


 



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