Il Ladakh, un reportage di Enrico Guala

Discorsi Fotografici continua la serie di reportage con il viaggio nella stupenda regione dell’India del Nord, conosciuta col nome di Ladakh, del fotografo piemontese Enrico Guala.

DFBenvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

EG: Sono nato a Lanzo Torinese (TO) il 2 febbraio 1970 ma ho sempre abitato a Demonte, piccolo paesino in provincia di Cuneo fino a 26 anni, da dove mi sono poi trasferito a Borgo San Dalmazzo (CN).
Di professione sono tecnico sanitario di radiologia medica in Medicina Nucleare presso l’Azienda Ospedaliera S.Croce e Carle di Cuneo da ormai 13 anni, lavoro molto interessante ma anche pesante da un punto di vista “psicologico”.
Proprio per questo motivo ho sempre cercato di “prendermi delle pause” o,come si dice di “staccare la spina” e la mie grandi passioni sono sempre stati i viaggi, la fotografia e l’antropologia culturale.
Moltissimi viaggi “fai da te” in molte parti del mondo ma l’area geografica che più amo è l’asia; questa passione è nata senz’ombra di dubbio dai bellissimi racconti del grande giornalista Tiziano Terzani, dai reportage dell’infaticabile antropologo-scrittore Fosco Maraini e dall’orientalista Giuseppe Tucci.
Questa passione mi ha portato a studiare in particolare l’area indo-tibetana da un punto di vista antropologico con particolare riferimento al buddhismo tibetano e all’induismo; mi sono così innamorato dell’India e del Tibet ed anche alcuni miei stili di vita ne sono stati influenzati, ad esempio sono 4 anni che ho scelto di diventare vegetariano.
Il mio primo viaggio in India del 2007 mi ha portato a Dharamsala, nello stato dell’Himachal Pradesh dove risiede in esilio il Dalai Lama e averlo potuto incontrare (anche se in una cerimonia pubblica) è stata un’enorme gioia;da questo viaggio è incominciata anche una serie di collaborazioni con scuole e circoli per parlare del problema Tibet e raccontare le mie esperienze di viaggio.
L’ultimo viaggio di cui vedete alcune foto sono sul Ladakh, regione dello stato del Jummu & Kashmir (India del Nord) – terra di alte vette himalayane – che ho visitato a maggio-giugno assieme a mio fratello (altro infaticabile viaggiatore) e a 3 cari amici.
Per quanto riguarda la passione fotografica è andata in crescendo negli ultimi 15 anni; di sicuro il reportage di viaggio ed il fotogiornalismo sono la tipologia di foto che preferisco… Dovuta sicuramente agli articoli dei grandi fotografi del National Geographic. Altra passione è la post produzione con software come Photoshop e Lightroom visto che gli scatti sono tutti in RAW.

DFPrima di partire ti sei documentato fotograficamente?

EG: La preparazione dei miei viaggi è sempre molto curata e anche da un punto di vista fotografico cerco di guardare altri reportage delle zone che intendo visitare. La grande possibilità che ci dà internet al giorno d’oggi cerco di sfruttarla nei migliori dei modi; dalla prenotazione dell’aereo all’assicurazione, alla possibilità di scambiare email con altri viaggiatori che sono già stati in quel paese, cerco di partire il più preparato possibile; anche il corredo fotografico varia dal tipo di posto che intendo visitare e fotografare… Non è immaginabile portarsi dietro 2 zaini stracolmi di materiale!

DFChe attrezzatura hai portato con te?

EG: Nel mio ultimo viaggio in Ladakh (che ha anche un titolo per le serate di proiezioni: “The Spirit of Ladakh”), il mio corredo è stato la reflex full frame Sony Alpha a850, obiettivi: 17-35mm per i paesaggi, 28-135mm per la stragrande maggioranza delle situazioni e l’ottimo 50mm 1,4 per gli interni dei monasteri; cavalletto, un bel po’ di giga di compact flash, 2 batterie di ricambio, flash e filtri polarizzatori.

DFQuali soggetti hai fotografato più frequentemente?

EG: In Ladakh i paesaggi sono incredibili..di una bellezza inimmaginabile, il grandangolo 17-35mm con il polarizzatore è stato un’ottima scelta.
Amo molto le scene cittadine, i ritratti e tutte quelle situazioni di assoluta normalità dove le persone sono impegnate nelle attività quotidiane.
Per i ritratti o in certe situazioni particolari (es. durante qualche rito di preghiera) cerco sempre di chiedere il permesso alla persone prima di scattare.. Non mi piace invadere la privacy di nessuno; la macchina fotografica è uno strumento da usare con coscienza… Odio l’”aggressività fotografica”.

DFHai sperimentato particolari difficoltà?

EG: Direi che in Ladakh, a parte la temperatura sotto zero, non vi sono state particolari difficoltà; tutto quanto eventualmente si può risolvere con un “maybe”! La gente è molto cordiale, così come i Monaci Tibetani… E sempre molto disponibili; la tranquillità di questi posti funziona meglio di qualsiasi medicina!

DFSe dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

EG: Il prossimo viaggio sarà molto probabilmente nel 2012; andrò a visitare una zona del Ladakh che rimane isolata per 8mesi all’anno: lo Zanskar! Per quel viaggio mi porterò l’obiettivo 70-200mm 2,8 per poter migliorare nei ritratti… E sicuramente scenderò fino a Varanasi per studiare gli antichi riti sul Gange.

DFChe cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

EG: Purtroppo sono arrivato con un giorno di ritardo al Festival di Lamayuru! Questi “festival” si svolgono nei cortili dei Monasteri e sono molto belli… Danze, suoni, maschere colorate in un ambiente molto suggestivo. Vi consiglio, se andrete in Ladakh, di non perderveli! L’ideale è andarci con un minimo di preparazione… Su internet trovate molti siti che spiegano questi antichi riti.

DFHai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

EG: Sicuramente si…quei bellissimi posti aiutano la contemplazione e la meditazione. I miei viaggi,anche se faticosi, mi servono sempre per “ricaricare le batterie”!

DFCosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

EG: L’unica cosa che posso dire è, come per tutte le cose, la preparazione.
La fotografia, il viaggio etc. non si inventano, bisogna continuare a studiare e a documentarsi.
Oggi noi abbiamo questa grande fortuna che è internet; spendiamo tempo a leggere… Vedrete che non sarà mai tempo perso.
Altra cosa fondamentale è la preparazione psico-fisica quando si affrontano dei viaggi “fai da te”… E ancor di più a 5600m! Non ci sarà mai nessuno che vi aspetta con un cartello all’uscita dell’aeroporto… E molte volte anche le cose più semplici possono diventare difficili.

DFAl di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

EG: Il titolo del mio blog “Life’s a Journey” racchiude un po’ la mia filosofia; se la vita è un viaggio bisogna imparare a viaggiare. Viaggiare e conoscere posti e gente nuova aiuta anche ad eliminare i pregiudizi, a capire che siamo tutti cittadini dello stesso mondo e che la diversità non deve essere vista come qualcosa di negativo ma come possibilità di arricchimento.
Nel ringraziarvi per l’attenzione vi lascio con questa frase che mi piace molto: ”Le fotografie sono la nostra memoria nel tempo ,quando i nostri ricordi iniziano a perdersi nel tempo che passa” di Silvana Stremiz.

Discorsi Fotografici ringrazia Enrico Guala, si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori e invita tutti a visitare il blog e il fotolibro indicati qui sotto dall’autore:

Il mio blog:  www.enricoguala.it
la mia email: india(AT)enricoguala.it
per alcune foto del libro fotografico: http://www.spiritofladakh.it/LIBRO/

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