Scott Bourne, quando fotografare significa anche insegnare a farlo meglio.

Discorsi Fotografici ha avuto il piacere e l’onore di poter intervistare Scott Bourne, uno dei più prolifici fotografi statunitensi sia in termini di fotografia che di didattica. Da anni Scott fa della divulgazione la sua missione, scrivendo almeno un articolo al giorno e insegnando in moltissimi workshop, divenendo uno dei fotografi più seguiti al mondo grazie ai suoi blog e podcast. La sua specialità fotografica è la foto naturalistica, in special modo nel raccontare una storia attraverso i suoi animali.

Di seguito pubblichiamo la traduzione dell’intervista in italiano e l’originale in inglese, insieme ad alcune bellissime fotografie come gentilmente autorizzate dall’autore. Consigliamo caldamente a tutti i nostri lettori che hanno dimestichezza con la lingua inglese di seguire il suo lavoro ed il suo podcast su Photofocus

DF: Sappiamo che le tue capacità di comunicazione sono molto sviluppate, ogni giorno condividi con professionalità e buona volontà le tue conoscenze. Quanto è importante per te tutto ciò?

SB: Grazie per avermi intervistato! Penso che la fotografia sia prima di tutto raccontare una storia. Di conseguenza l’abilità di diffondere queste storie, usando tutti i mezzi a disposizione, è fondamentale. Come fotografo ottengo una audience maggiore ed un mercato più ampio per le mie immagini se riesco a trovare il modo di diffonderle attraverso tutti i media, sia quelli tradizionali che i più recenti media elettronici.

DF: Nella tua carriera sei sempre stato coinvolto nello scrivere articoli, condividerli, insegnare fotografia o è solo una cosa legata all’avvento di Internet e della sua semplicità a raggiungere il maggior numero di persone in minor tempo?

SB: In realtà ho passato 20 anni lavorando come fotografo professionista prima di aver scritto un solo articolo o insegnato in un solo workshop. Internet di sicuro ha giocato un ruolo nella mia decisione di condividere ancor di più le mie capacità fotografiche con gli altri.

DF: Secondo te, il fotografo è ancora un “guerriero solitario” oppure ha bisogno di una comunità in cui essere coinvolto? In altre parole, le informazioni trovate su Internet, sulle riviste e così via, sono sufficienti per crescere come fotografo oppure è ancora necessaria l’interazione diretta con i professionisti?

SB: La fotografia è un inseguimento in solitaria nella maggior parte dei casi. Ci sono aspetti entrambi negativi e positivi nel circondarsi di fotografi in una community. Oggi, Internet è zeppa di ogni sorta di informazione per i fotografi. Alcune di queste hanno un valore, altre sono decisamente inutili. Se non sei abile abbastanza per sapere come districarti all’interno di questo “rumore” le community sono abbastanza inutili. Credo ancora che le migliori foto che abbia scattato siano state quelle quando ero da solo, poiché avevo tutto il tempo di immaginarmi come avrei voluto che fosse l’immagine, quale storia volevo raccontare.

DF: Le tue attività di condivisione di sicuro occuperanno gran parte della tua giornata, come riesci a trovare ancora il tempo di concentrarti per ottenere le tue magnifiche fotografie?

SB: In questi ultimi tempi accetto meno lavori prettamente fotografici, sono ormai tre decenni che scatto su commissione. Ormai sono in una posizione in cui mi piace insegnare e scrivere, così mi impegno parecchio in queste cose perché mi danno piacere. Quando torno a lavorare con le foto sono sufficientemente fortunato di poter scegliere quelle che voglio; cerco di limitarmi a tre, quattro grandi spedizioni fotografiche all’anno, in passato erano almeno una al mese.

DF: Oggi tutti possono approdare alla foto semiprofessionale attraverso i prezzi relativamente bassi di reflex ed altro equipaggiamento da professionista. Pensi che questo trend abbasserà la qualità generale delle foto che si vedono in giro? Pensi che le migliori foto siano appannaggio ancora solo dei grandi fotografi?

SB: Penso che le ottime attrezzature che oggi sono vendute a prezzi medio-bassi abbiano reso la fotografia accessibile ad un gran numero di persone. Non penso però che dal momento che abbiamo a disposizione un sacco di attrezzatura allora ci saranno molte persone che diverranno grandi fotografi. In fondo potrei acquistare la stessa auto di Mario Andretti, ma questo non significa che vincerò la Indianapolis 500 con quella.

DF: Le tue foto naturalistiche sono incredibili, specialmente quelle agli uccelli. Al di là dei problemi tecnici nell’ottenere questo tipo di immagini, quando stai per fotografare un uccello (per esempio) senti un particolare legame emotivo con quell’uccello? Hai qualche ricordo particolare di come ci si sente quando un animale guarda nei tuoi occhi attraverso l’obiettivo?

SB: Sento un legame molto stretto con tutti i miei soggetti. Quando fotografo animali spesso parlo con loro se mi trovo da solo. Prometto loro di renderli famosi se poseranno per me :) . Ho scritto un resoconto molto dettagliato della mia foto più famosa e della storia che c’è dietro: questo potrebbe darvi un aiuto nel capire cosa penso di tutto ciò e del processo coinvolto.
http://photofocus.com/2008/12/02/pre-visualization-and-patience-can-pay-off-twip

DF: Quale sarà il tuo prossimo progetto fotografico?

SB: Dopo più di due anni di ricerca e lavoro mi sono accaparrato una opportunità molto rara. Ho ricevuto tutti i permessi necessari per accedere alla riserva del Seldovia Village Tribe vicino Homer, Alaska durante il mese di marzo per fotografare le aquile calve. Durante questo viaggio sarò letteralmente circondato dalle Grandi Aquile Calve Americane (Haliaeetus leucocephalus). Si stima che lo scorso inverno circa 1000 o più di questi uccelli abbiano abitato quell’area.

DF: Hai un consiglio speciale per i nostri lettori seriamente appassionati di fotografia?

SB: Certo: seguite la vostra passione. Non preoccupatevi dell’attrezzatura. Pensate come fa chi racconta una storia. Ricordate che la fotografia è un dono raro. Ci permette di proteggere la memoria per le generazioni che verranno. L’abilità di catturare un momento nel tempo e preservarlo è un dono prezioso. Non dimenticalo mai ed applicatevi alla fotografia di conseguenza.


ENGLISH VERSION

DF: We know you are great at communication skills, sharing a lot of your knowledge with professionalism and good will. How important is broadcasting your ideas for you?

Scott: Thanks for interviewing me. I think photography is primarily about storytelling. So the ability to spread those stories around, using any and all media available is crucial. As a photographer, I have a bigger audience and broader market for my images if I can find ways to spread them through all media, old and new.

DF: In your career, have you always been involved in writing, sharing, teaching, broadcasting about photography or is it only a matter related to the advent of the Internet and its easiness in reaching a lot of people at once?

Scott: I actually spent almost 20 years as a professional photographer before I ever wrote a single article or taught a single workshop. The Internet certainly played a part in my decision to share more of my photo skills with others.

DF: In your opinion, is the photographer still a “lone warrior” or he needs a community to be involved in? In other words, information found on the Internet, magazines, and so on, is sufficient to grow as a photographer or direct interaction with other professionals is still required?

Scott: Photography is a solitary pursuit in most cases. There are both positive and negative aspects to surrounding yourself with a photographer’s community. Today, the Internet is full of all sorts of information for photographers. Some of it is very valuable. Some of it is utterly worthless. If you’re not advanced enough to know how to sort through the noise, it may be of little value. I find the best images I’ve ever made happened when I was alone – with all the time in the world to figure out what I wanted the image to say – what story I wanted to tell.

DF: Your communication activities surely will take a great share of your day, how can you still find time to concentrate on taking (or better, making) your great pictures?

Scott: I take fewer assignments these days. I’ve been at this more than three decades. I have moved into a position where I like teaching and writing so I do more of that because I enjoy it. When I do take photographic assignments, I am lucky enough to pick and choose the ones I want. I try to limit myself to three or four big expeditions a year now where in the past I did one per month.

DF: Today everyone can access serious photography through relatively low prices of SLR and other pro equipment. Do you think that this trend will lower general quality of photographs? Are great images still produced only by few great photographers?

Scott: I think great low-priced gear has made photography accessible to more people. I don’t think that just because there’s lots of gear out there more people will become great photographers. After all, I could buy the same race car as Mario Andretti but that doesn’t mean I could win the Indianapolis 500 with it.

DF: Your wildlife pictures, especially birds, are awesome. Aside from technical issues in making this kind of pictures, when you’re shooting a bird (for example) do you feel an emotional link with that bird? Do you have some particular memories of how it feels when an animal stares at you through your lens?

Scott: I have a very close tie to all my subjects. When I photograph animals I often talk to them if I am alone. I promise to make them famous if they sit still for me :) I wrote a detailed account of my most famous photograph and the story behind it. This might give you some insight into how I think about this and the process involved.

http://photofocus.com/2008/12/02/pre-visualization-and-patience-can-pay-off-twip/

DF: What will be your next photographic project?

Scott: After more than two years of research and work, I have secured a very rare opportunity. I have received all the necessary permits to go to the Seldovia Village Tribe reservation near Homer, Alaska during March of 2011 to photograph Bald Eagles. During this trip I will literally be surrounded by Great American Bald Eagles (Haliaeetus leucocephalus.) As many as 1000 (or more) are thought to inhabit the area in late winter.

DF: Have you a special advice for our amateur readers?

Scott: Sure – follow your passion. Don’t worry about gear. Think like a storyteller. Remember that photography is a rare gift. It allows us to protect memories for generations that will come after us. The ability to capture a moment in time and preserve it is a precious gift. Don’t ever forget that and apply yourself to photography accordingly.

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