Discorsi Fotografici

Nuovo firmware per DSLR-A900/A850 – Aggiornamento gratuito per le reflex full-frame ά di Sony

Scatti impeccabili e ancora più opzioni a disposizione, grazie al nuovo aggiornamento gratuito del firmware per le fotocamere Reflex full-frame α900 e α850 da 35 mm.

Sony informa tutti i clienti, nuovi e vecchi, che è possibile installare un aggiornamento del firmware, scaricabile all’indirizzo:

http://support.sony-europe.com/dime/DSLR/dslr.aspx?site=odw_it_IT

Con il nuovo firmware, la messa a fuoco automatica è più rapida e reattiva che mai, grazie al potenziamento delle opzioni di controllo del motore AF e al nuovo sistema di rilevamento delle immagini, per una più rapida ed efficace valutazione delle zone “fuori-fuoco”.

Inoltre, l’estensione dei valori di compensazione dell’esposizione (EV) disponibili, che spaziano ora da ±3 EV a ±5 EV, accresce ulteriormente le possibilità creative. In entrambe le Reflex, il valore di compensazione selezionato è visualizzato sul display di navigazione dello schermo LCD principale. L’ampliamento della gamma di compensazione EV garantisce maggiore libertà negli scatti con elevata prevalenza di toni alti o bassi.

Anche il bracketing dell’esposizione è aumentato da un massimo di 4,0 EV (tre scatti a -2 EV, 0 EV, +2 EV) a un massimo di 6,0 EV (-3 EV, 0 EV, +3 EV). Questo ventaglio di nuove possibilità garantisce una flessibilità senza eguali nella ripresa di frame multipli con valori di esposizione diversi, come ad esempio quando si scatta per creare un’immagine da modificare successivamente con i sorprendenti effetti HDR.

E ancora, una nuova opzione del menu consente il rilascio dell’otturatore anche quando il corpo macchina non rileva la presenza di un obiettivo, funzione particolarmente utile per le applicazioni più specialistiche, come l’astrofotografia, dove la fotocamera è collegata a un telescopio.

L’ultimo aggiornamento del firmware di Sony è disponibile gratuitamente, per tutti coloro che hanno registrato la propria fotocamera DSLR α900 o α850, alla pagina:  http://support.sony-europe.com/dime/DSLR/dslr.aspx.

La Redazione

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Il Pozzo di campo SS. Apostoli a Venezia

Quando giri per Venezia ti perdi.

Vuoi perché a un occhio poco allenato tutto intorno è simile a se stesso, tutto sembra uniforme: la decadenza, i colori, il verde dell’acqua dei canali, il rosso dei mattoni, il bianco usurato e sporco dei marmi e delle pietre d’Istria. È facile scambiare un luogo per un altro e così trovarsi a girare in tondo o, peggio ancora, trovarsi a chilometri da dove si pensava di essere.

Chi come me ha vissuto a Venezia, anche se poi se n’è andato, sviluppa una sorta di sesto senso per i “masegni” dove ha messo i piedi da piccolo o per le “vere da pozzo” dove si sedeva a parlare con gli amici, magari con uno spritz in mano.

Piccoli retaggi di una “venezianità” che comunque, anche se te ne vai, anche se manchi da anni e continui a dire che stai meglio ora, non ti lasciano mai.

Ogni volta che torno nella mia città è tutto un guardare, osservare e, nonostante tutto, ricordare.

Di pozzi in città ce ne sono tanti, quasi ogni campo o campiello ne ha uno, bellissimi, perfetti malgrado i secoli, le mani dei turisti, con il loro camminare  e il loro sedersi. Per noi veneziani ognuno di loro ha una storia, un motivo d’essere, un ricordo da tenere conservato sotto quel pesantissimo coperchio di ghisa.

Questo pozzo, che si trova in Campo SS.Apostoli, per me ha il sapore di un’amicizia ritrovata, il ricordo intrinseco di qualcosa di doloroso, ma comunque importante,  i colori caldi di un affetto mai dimenticato. Una sera, di ritorno da una cena amarcord con gli amici della scuola, ci siamo seduti su questo pozzo a riprendere fiato dalle risate, e così, dopo essere rimasti solo in due, vecchi amici persi di vista da vent’anni, guardando le foto appena scattate, è saltato fuori un vecchio discorso, una crepa di un vecchio litigio e questo pozzo ora conserva le nostre confessioni, i nostri sbagli, le nostre motivazioni e i passi falsi da adolescenti, e l’abbraccio di una pace cercata per un ventennio.

Ecco, per la “questione pozzo”, mi sembrava giusto immortalare IL pozzo.

Mariagrazia Pinna

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Chiostro di Sant’Apollonia a Venezia

Nell’aprile del 2007 mi accingevo ad andare vicino Venezia, sapevo che rimanevo lì almeno tre giorni, così decisi di cogliere l’occasione per tornare a vedere la città lagunare, anche se l’avevo già visitata da ragazzina in almeno due gite scolastiche, ma l’idea di poterci andare senza la pesantezza e i tempi del classico gruppone turistico mi entusiasmava.

Prima di partire mi sono messa alla ricerca di un ulteriore stimolo alla visita e scopro che era in corso la mostra “Officina Dürer”. Non mi potevo perdere la mostra su uno dei più grandi incisori del mondo, mi sono informata  e ho scoperto che era allestita presso il Museo Diocesano nell’ex Convento di Sant’Apollonia, così ho pensato “bene non ho visto neppure quello, prendo due piccioni con una fava”.

La mattina del 27 aprile, dopo aver fatto una bella colazione in un’ottima pasticceria chioggiotta ho preso il vaporetto in direzione Venezia, la calma del trasporto lagunare mi ha fatto rilassare, abituata al caos del traffico e dei mezzi pubblici della capitale, è stato inevitabile che mi perdessi nel paesaggio silenzioso, tanto da dimenticarmi di leggere la Guida Rossa del Touring che mi ero portata dietro.

L’ingresso in città l’ho fatto dalla pancia del pesce, il miglior modo per iniziare una visita a Venezia, perché come ricorda Carla Coco nel libro “Venezia Quotidiana”: in questa città bisogna arrivarci dalla via d’acqua e non su ferro o asfalto. Quando il vaporetto si stava avvicinando al centro decido di scendere alla fermata dell’Arsenale, in modo da poter fare a piedi un pezzo di Riva degli Schiavoni, qualche ponte e qualche calle, per potermi gustare un po’ di città senza il carico dei turisti. Quando finalmente sono arrivata, entrando mi è venuto spontaneo fare le cose con calma, di muovermi in punta di piedi. Mi sono trovata in uno splendido chiostro, mi sono messa a camminare intorno al quel quadrato, sembrava che per tutto il palazzo quella fosse l’unica presa di luce. Mi sono messa a osservare questa architettura da più angolazioni, e mi sono domandata “ma come ci è finito nel centro di Venezia un chiostro in pieno stile romanico, tipico dell’entroterra?” Ovviamente anche l’aspettativa di trovare un pozzo al centro del porticato non è stata delusa perché un bellissimo esempio di pozzo veneziano faceva mostra di se in un bel marmo d’Istria.

Mi sono messa seduta lì in un angolo a godermi la luce, il riflesso dei mattoni sulle finestre, la combinazione delle colonnine binate e a osservare quella perfetta unione di tradizioni architettoniche, quelle di un convento e quelle di un piccolo campo. Non so quanto ci sono stata, comunque abbastanza da non riuscire a vedere mostra e museo nella stessa mattina.

La foto l’ho fatta con il preciso intento di portare a casa un ricordo diverso dal solito, forse meno caratteristico dei più noti Ponti e delle belle Gondole sul Canal Grande, un ricordo più intimo.

Manuela Olivieri

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Leica Camera raddoppia le vendite.

Nella prima metà di quest’anno finanziario (dal 1 aprile al 30 settembre 2010), Leica Camera, l’azienda di Solms, in Germania, ha quasi raddoppiato le vendite che hanno raggiunto 110,8 milioni di euro contro i 59,5 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

“Avendo raggiunto il punto di svolta lo scorso anno ed avendo introdotto nel mercato nuovi prodotti negli ultimi mesi, Leica sta ora vivendo uno sviluppo davvero positivo del business. Anche la Photokina 2010 ha fatto registrare un livello record di ordini per l’azienda” ha dichiarato Alfred Schopf Chairman del Board of Management di Leica Camera AG.

“Abbiamo assunto oltre 30 nuovi collaboratori nel settore produttivo e stiamo lavorando a pieno ritmo per ridurre il più rapidamente possibile il livello dell’inevaso. Una cosa è certa, comunque: nessuna fretta a spese della qualità.”

In Photokina, a Colonia, nella principale fiera fotografica al mondo, Leica ha presentato la gamma di prodotti per fotografia digitale più ampia mai vista fino ad oggi. Tra i prodotti introdotti dall’azienda c’è l’edizione limitata (solo 500 esemplari) della Leica M9 “Titanium” progettata dal direttore del dipartimento di design della Volkswagen Walter de’Silva.

Tutti i pezzi disponibili di questa straordinaria fotocamera sono stati venduti in un baleno. Anche la nuova compatta Leica D-Lux 5, la Leica V-Lux 2 e la variante nera della Leica X1 hanno incontrato una risposta positiva da parte del mercato – così come è successo per la nuova serie di binocoli Leica Silverline Sport Optics.

Infine un po’ di numeri. La divisione Photo ha riportato un notevole successo: le vendite di fotocamere, obiettivi e accessori sono cresciute approssimativamente del 140% passando da 36,6 milioni a 87,7 milioni di euro. Una nota positiva viene anche dal risultato operativo: a 13,9 milioni è superiore di 21,1 milioni rispetto all’anno precedente. Le vendite sono state trascinate dalla fotocamera a telemetro M9 e dal sistema professionale S2. Anche la compatta Leica X1 “made in Germany” e la compatta V-Lux 20, perfetta compagna di viaggio, hanno contribuito in misura significativa a questo sviluppo positivo.

La Redazione

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Come scegliere il treppiede

Il digitale sta permettendo alla fotografia di raggiungere il paradosso. Il trend dei grandi brand, infatti, è quello di realizzare corpi macchina in grado di catturare immagini in condizioni di scarsa luce, riuscendo così a soddisfare la crescente esigenza di poter scattare fotografie al buio. Il paradosso per l’appunto. L’oggetto però di questa recensione non è capire se questa tendenza sia una scelta vincente, così come se in fondo l’aumento delle iso sia nominale oppure no. Qui si parla del treppiede o tripod, uno strumento che non gode della stessa fama di cui godono le reflex con intervalli iso elevati. Secondo alcuni fotografi, la differenza tra un professionista e un amatore è proprio nel treppiede, un accorgimento che permette di ottenere fotografie dall’aspetto migliore. Per quanto possa sembrare banale e intuitivo, la funzione del treppiede è quella di mantenere immobile la fotocamera, con la garanzia di avere degli scatti perfettamente nitidi e privi di micro mosso. Di contro, è certamente ingombrante e il suo utilizzo contrasta con l’immediato, cioè con quei generi fotografici in cui il soggetto si presenta all’improvviso e sempre all’improvviso scompare, dove è necessario cogliere l’attimo: il reportage di guerra, di una manifestazione, di una gara sportiva, sono degli esempi. Talvolta potrebbe anche essere necessaria un’autorizzazione per il suo utilizzo, per fotografare opere d’arte per esempio. … Continua a leggere

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